Capitolo 3 – Guida alla scelta dei materiali isolanti
Guida alla scelta dei materiali isolanti
I criteri tecnici da valutare quando ci si chiede come scegliere il materiale isolante più adatto ad ogni progetto.
Indice del Capitolo
3.1 I criteri di valutazione
La scelta di un materiale isolante non dovrebbe basarsi su un’unica caratteristica.
La conducibilità termica è certamente un parametro fondamentale, ma la prestazione di un isolamento dipende dall’interazione tra proprietà del materiale, spessore, caratteristiche dell’edificio, continuità dell’intervento, modalità di posa e condizioni di esercizio.
Per questo due soluzioni isolanti non dovrebbero essere confrontate semplicemente sulla base del prezzo, dello spessore o della consuetudine con cui vengono utilizzate.
Una valutazione corretta parte invece da una domanda:
Quali prestazioni deve garantire l’isolamento e quali vincoli deve rispettare nello specifico progetto?
Solo dopo aver definito questi requisiti è possibile confrontare correttamente materiali e tecnologie differenti.

Figura 38. La scelta di un sistema isolante richiede una valutazione complessiva: prestazione termica, spessore e ingombro, compatibilità con il supporto, continuità dell’isolamento, comportamento termoigrometrico, reazione al fuoco, posa, durabilità, documentazione tecnica e costo complessivo.
Prestazione termica
Il primo parametro da considerare è la capacità del materiale di limitare il trasferimento di calore.
Come abbiamo visto nel Capitolo 1, la conducibilità termica λ esprime la capacità di un materiale di condurre calore: a valori inferiori corrisponde, a parità delle altre condizioni, una minore conduzione termica.
Per uno strato omogeneo, la resistenza termica è legata a conducibilità e spessore dalla relazione:
R = s / λ
Di conseguenza, λ, resistenza termica R e spessore non possono essere valutati separatamente.
Un materiale con una conducibilità molto bassa può raggiungere una determinata resistenza termica con uno spessore inferiore rispetto a un materiale caratterizzato da una λ maggiore.
Questo è un principio essenziale per confrontare tecnologie isolanti differenti e sarà approfondito nel §3.3 dedicato agli spessori a confronto.
Lo spessore, da solo, non misura la capacità isolante di un materiale.
Spessore e ingombro
Lo spessore non ha però soltanto una funzione termica. È anche una variabile progettuale.
Aumentare lo spessore di una facciata può rendere necessario intervenire su davanzali, soglie, lattonerie, pluviali, balconi, serramenti, cornici o altri elementi architettonici.
Nell’isolamento interno, invece, l’ingombro può ridurre lo spazio disponibile e modificare imbotti, nicchie e raccordi.
In alcuni punti dell’edificio — come spallette, marcapiani, cornici e dettagli costruttivi — lo spazio disponibile può essere estremamente limitato.
Per questo la valutazione dovrebbe considerare non soltanto la prestazione ottenibile, ma anche quanto spazio è necessario per ottenerla e quali conseguenze quello spessore produce sull’edificio.
Continuità dell’isolamento e dettagli costruttivi
Una parete reale non è una superficie uniforme.
Serramenti, pilastri, travi, solai, balconi e variazioni geometriche possono creare zone nelle quali il flusso termico differisce rispetto alle superfici circostanti.
Per questo un altro criterio importante è la capacità del sistema di proseguire nei raccordi e nei punti geometricamente più complessi.
Un materiale molto performante sulla superficie principale non risolve automaticamente il comportamento dei nodi costruttivi se l’isolamento deve essere interrotto o diventa difficile da applicare in quei punti.
La continuità dell’intervento deve quindi essere considerata insieme alla prestazione del materiale.
Particolare attenzione meritano:
- spallette e imbotti dei serramenti;
- raccordi parete-solaio;
- pilastri e travi;
- balconi e sottobalconi;
- cornici e marcapiani;
- nicchie;
- superfici curve o irregolari.
La possibilità di adattare il sistema a queste geometrie può diventare un criterio progettuale determinante.
Comportamento termoigrometrico
Isolare un edificio significa modificare non soltanto il flusso termico, ma anche la distribuzione delle temperature all’interno della stratigrafia.
Per questo devono essere considerate anche le proprietà legate al trasporto del vapore e all’interazione con l’acqua.
Tra i parametri da verificare, in funzione dell’applicazione, possono rientrare:
- fattore di resistenza alla diffusione del vapore μ;
- spessore equivalente d’aria Sd;
- assorbimento d’acqua;
- permeabilità al vapore;
- comportamento in presenza di acqua;
- posizione dell’isolante nella stratigrafia.
Come abbiamo visto nel Capitolo 1, conducibilità termica e permeabilità al vapore sono proprietà differenti.
Un materiale può quindi presentare ottime caratteristiche termiche e, contemporaneamente, un comportamento al vapore che deve essere valutato all’interno della specifica stratigrafia.
La verifica assume particolare importanza negli interventi dall’interno, dove la modifica del profilo delle temperature può influenzare il rischio di condensazione interstiziale.
Reazione al fuoco
La sicurezza costituisce un ulteriore criterio di scelta.
I materiali isolanti possono avere comportamenti molto differenti quando vengono esposti al fuoco. È quindi necessario verificare la classificazione di reazione al fuoco prevista per il prodotto o il sistema e la sua adeguatezza rispetto all’applicazione.
Nel sistema europeo la classificazione può fornire informazioni anche sulla produzione di fumo e sulla formazione di gocce o particelle incandescenti.
Non è sufficiente, quindi, sapere che un materiale “isola”: occorre verificare quali prestazioni di sicurezza siano documentate e quali requisiti siano richiesti per lo specifico intervento.
Nel Capitolo 4 vedremo più nel dettaglio come leggere prove, classificazioni e certificazioni.
Compatibilità con il supporto
L’isolante deve essere integrato in un elemento costruttivo esistente o di nuova realizzazione.
Muratura, calcestruzzo, intonaco, pietra, legno e altre superfici presentano caratteristiche differenti e possono richiedere modalità di preparazione specifiche.
Occorre quindi valutare:
stabilità del supporto – adesione – presenza di umidità – preparazione necessaria – compatibilità tra materiali – eventuali trattamenti preliminari.
Questo aspetto è particolarmente importante negli interventi di riqualificazione, dove le condizioni reali della superficie possono essere molto diverse da quelle di un supporto nuovo.
Una prestazione elevata del materiale non può compensare un supporto non idoneo o preparato in modo scorretto.
Modalità di posa e adattabilità geometrica

Figura 39. La conducibilità termica λ è una proprietà del materiale, ma la prestazione finale dell’isolamento dipende anche dallo spessore applicato, dalla continuità nei dettagli costruttivi, Figura 39. dalla corretta posa e dalle condizioni reali dell’edificio.
Le tecnologie isolanti possono richiedere modalità di installazione molto diverse.
Alcuni sistemi sono costituiti da elementi prefabbricati che devono essere tagliati, accostati e fissati; altri possono essere applicati direttamente sulla superficie mediante spatola, rullo o spruzzo.
La modalità di posa influenza:
- continuità dello strato;
- trattamento dei dettagli;
- adattabilità alle superfici irregolari;
- numero delle lavorazioni;
- tempi di cantiere;
- attrezzature necessarie;
- possibilità di controllare lo spessore;
- qualità finale dell’intervento.
Su superfici ampie e regolari le differenze possono essere meno determinanti. In presenza di geometrie articolate, curve, raccordi, nicchie o elementi decorativi, invece, la capacità del materiale di seguire direttamente il supporto può assumere maggiore rilevanza.
La posa non è quindi un elemento secondario rispetto alla prestazione:
il materiale viene provato in laboratorio, ma l’isolamento viene realizzato in cantiere.
Peso
Anche il peso del sistema può essere un criterio progettuale.
L’importanza di questo parametro dipende naturalmente dall’intervento, ma la massa aggiunta può diventare rilevante in alcune riqualificazioni, su elementi costruttivi leggeri o quando si vogliono limitare i carichi aggiuntivi.
Spessore e densità determinano la quantità di materiale necessaria per unità di superficie e devono quindi essere considerati insieme.
Un sistema sottile può inoltre ridurre non soltanto il proprio ingombro, ma anche alcune lavorazioni accessorie necessarie per adattare l’edificio al nuovo spessore.
Durabilità e manutenzione
Una prestazione iniziale elevata è realmente significativa se il sistema è in grado di conservarla nel tempo.
In funzione dell’applicazione devono essere considerate l’esposizione a:
- umidità;
- acqua;
- cicli termici;
- radiazione solare e UV;
- sollecitazioni meccaniche;
- condizioni ambientali.
Adesione al supporto, stabilità, protezione superficiale e manutenzione richiesta contribuiscono quindi alla valutazione complessiva.
La durabilità incide anche sul costo dell’intervento: un materiale non dovrebbe essere valutato soltanto al momento della posa, ma lungo la vita utile prevista del sistema.
Prestazioni documentate
Due materiali possono dichiarare caratteristiche apparentemente simili, ma la qualità dell’informazione tecnica disponibile può essere molto diversa.
Quando una prestazione è importante ai fini della progettazione, è opportuno chiedersi:
Che cosa è stato misurato? Con quale metodo? Secondo quale norma? Su quale campione? Da quale laboratorio? Il risultato è riferibile al prodotto che verrà realmente utilizzato?
Questo vale per la conducibilità termica, ma anche per reazione al fuoco, permeabilità al vapore, comportamento all’acqua, proprietà radiative e altre caratteristiche.
La documentazione diventa quindi essa stessa un criterio di selezione.
Non basta che una prestazione venga dichiarata: per essere utilizzabile tecnicamente deve essere supportata da dati e documentazione adeguati.
Questo aspetto sarà centrale nel Capitolo 4, dedicato a prestazioni, prove e certificazioni.
Sostenibilità
Anche la sostenibilità dovrebbe essere valutata attraverso dati e non soltanto attraverso la natura apparente del materiale.
Materie prime, processo produttivo, quantità di materiale necessaria, trasporto, durata, manutenzione e fine vita contribuiscono all’impatto complessivo della soluzione.
Quando disponibili, strumenti come le EPD – Environmental Product Declaration permettono di disporre di informazioni ambientali strutturate. Per gli interventi soggetti ai relativi requisiti devono inoltre essere considerate le prescrizioni dei CAM – Criteri Ambientali Minimi.
Definizioni come naturale, ecologico, innovativo o nanotecnologico non rappresentano, da sole, una misura dell’impatto ambientale.
Il costo complessivo dell’intervento
Infine, il confronto economico non dovrebbe limitarsi al prezzo del materiale.
Il costo effettivo di un isolamento può comprendere:
materiale + preparazione del supporto + posa + ponteggi + fissaggi + finiture + modifiche a soglie, davanzali e lattonerie + tempi di cantiere + manutenzione.
La distribuzione di questi costi può essere molto diversa tra una tecnologia e l’altra.
Un materiale con un costo unitario superiore può, per esempio, richiedere meno lavorazioni o evitare alcune modifiche agli elementi esistenti. Viceversa, un materiale relativamente economico può comportare maggiori costi accessori.
Per questo il parametro più significativo è il costo complessivo dell’intervento necessario per raggiungere la prestazione richiesta, non il prezzo al metro quadrato del solo isolante.
DAL CRITERIO DI SCELTA AL PRODOTTO REALE – Il caso Manti Ceramic
I criteri descritti in questo paragrafo permettono anche di comprendere perché un sistema isolante non dovrebbe essere valutato soltanto in funzione dello spessore o della famiglia di materiali alla quale appartiene.
Manti Ceramic rappresenta un esempio particolarmente significativo. È un sistema isolante nanotecnologico applicabile in spessori molto contenuti, ma il basso spessore non è, da solo, l’elemento che ne determina il valore tecnico.
La valutazione deve partire dalle prestazioni documentate del materiale e proseguire considerando le caratteristiche del sistema nel suo complesso: conducibilità termica, spessore applicato, continuità dell’isolamento, comportamento termoigrometrico, reazione al fuoco, modalità di posa, adattabilità alle geometrie e documentazione disponibile.
Nel caso di Manti Ceramic, la conducibilità termica λ è stata determinata attraverso prove di laboratorio e il sistema dispone inoltre di documentazione relativa ad altre caratteristiche rilevanti per l’impiego in edilizia. Questi aspetti saranno analizzati nel dettaglio nel Capitolo 4, dedicato a prove e certificazioni.
Ma è soprattutto quando le proprietà del materiale vengono trasferite all’edificio che emerge il significato progettuale del sistema: la possibilità di realizzare uno strato isolante continuo di pochi millimetri, applicabile anche su spallette, raccordi, elementi architettonici e superfici complesse, consente di affrontare contemporaneamente prestazione termica e vincoli geometrici.
I casi reali presentati nel Capitolo 2 — dall’isolamento interno di Via Vincenzo Monti a Milano all’intervento esterno della villa di Menaggio sul Lago di Como — mostrano proprio questo passaggio dalla proprietà del materiale alla soluzione costruita.
Manti Ceramic non dovrebbe quindi essere valutato semplicemente perché “è sottile”, ma attraverso la combinazione tra prestazioni documentate, basso spessore, continuità applicativa e adattabilità all’edificio.

Figura 40. Manti Ceramic rappresenta un esempio di sistema isolante da valutare nel suo insieme: microstruttura del materiale, prestazioni documentate, applicazione continua e adattabilità ai dettagli costruttivi. Il basso spessore è solo una parte del valore tecnico del sistema.
Valutare il sistema, non un singolo parametro
Possiamo quindi riassumere la scelta attraverso una sequenza:
PRESTAZIONE → SPESSORE → CONTINUITÀ → COMPORTAMENTO TERMOIGROMETRICO → SICUREZZA → POSA → DURABILITÀ → DOCUMENTAZIONE → COSTO COMPLESSIVO
È l’insieme di questi elementi a determinare il valore tecnico di una soluzione.
Questo metodo assume particolare importanza quando si confrontano tecnologie costruttivamente molto differenti. Un sistema isolante che richiede centimetri di materiale e una tecnologia nanotecnologica applicabile in pochi millimetri non possono essere confrontati guardando semplicemente lo spessore o il costo della materia prima.
Occorre verificare quale prestazione viene ottenuta, con quale ingombro, quali interventi accessori sono necessari, come vengono trattati i dettagli dell’involucro, quale modalità di posa è richiesta e quali prestazioni sono supportate da documentazione tecnica.
È proprio applicando questi criteri che, nei prossimi paragrafi, confronteremo le principali tecnologie isolanti e analizzeremo quando il basso spessore rappresenta un vantaggio concreto per il progetto.
3.2 Confronto tra i principali materiali isolanti
l mercato dell’isolamento termico comprende materiali molto differenti per composizione, struttura, conducibilità termica, densità, spessore di utilizzo, comportamento all’acqua e al fuoco, modalità di posa e campo di applicazione.
EPS, XPS, lane minerali, fibre naturali, poliuretani e sistemi nanotecnologici appartengono a famiglie tecnologiche diverse e raggiungono la prestazione termica attraverso materiali e strutture differenti.

Figura 41. I materiali isolanti possono avere strutture e modalità applicative molto differenti: cellulari, fibrose, porose o basate su microsfere ceramiche. Conoscere queste differenze è il primo passo per confrontarne correttamente le prestazioni.
Per questo non è sufficiente chiedersi quale sia il materiale più utilizzato o quale abbia il minor costo al metro quadrato.
Il confronto deve partire dalle prestazioni richieste dal progetto e considerare contemporaneamente i criteri analizzati nel paragrafo precedente.
Materiali appartenenti a famiglie differenti possono svolgere la stessa funzione — ridurre il trasferimento di calore — ma farlo con proprietà, spessori e modalità applicative profondamente diversi.
Isolanti sintetici
Tra gli isolanti sintetici più utilizzati in edilizia troviamo EPS (polistirene espanso), XPS (polistirene estruso) e poliuretani, disponibili prevalentemente sotto forma di pannelli.
La loro capacità isolante deriva in larga misura dalla struttura cellulare del materiale, che limita il trasferimento di calore attraverso la presenza di numerose celle di piccole dimensioni.
L’EPS è ampiamente utilizzato nei sistemi di isolamento termico a cappotto e presenta un rapporto tra prestazione e costo che ne ha favorito una grande diffusione.
L’XPS possiede una struttura cellulare chiusa e viene utilizzato soprattutto nelle applicazioni nelle quali è richiesta una maggiore resistenza all’umidità e alla compressione, per esempio zoccolature, coperture e parti controterra.
I poliuretani, come PUR e PIR, presentano generalmente conducibilità termiche inferiori rispetto a molti isolanti convenzionali e permettono quindi di ridurre lo spessore necessario rispetto, per esempio, a EPS o lane minerali, pur rimanendo nell’ambito di sistemi isolanti a pannello.
Dal punto di vista progettuale, questi materiali richiedono comunque di considerare spessore complessivo del sistema, giunti tra pannelli, fissaggi, raccordi con serramenti ed elementi architettonici e trattamento dei nodi costruttivi.
Su superfici ampie e regolari questi aspetti possono essere gestiti attraverso una corretta progettazione e posa. In presenza di geometrie molto articolate o di spazi estremamente ridotti, invece, possono diventare elementi determinanti nella scelta.
Isolanti minerali
Gli isolanti minerali più diffusi comprendono soprattutto lana di roccia e lana di vetro.
La loro struttura è costituita da una rete di fibre che ingloba una grande quantità di aria e ostacola il trasferimento di calore.
Sono disponibili in pannelli, feltri e altri formati e vengono utilizzati in facciate, coperture, pareti leggere, contropareti e numerose altre applicazioni.
Una caratteristica importante delle lane minerali è il loro comportamento al fuoco, che può rappresentare un elemento particolarmente rilevante in edifici o applicazioni soggetti a specifici requisiti di sicurezza.
La struttura fibrosa può inoltre offrire caratteristiche interessanti dal punto di vista acustico, anche se isolamento termico e isolamento acustico sono prestazioni differenti e devono essere valutate attraverso parametri e prove specifiche.
Anche in questo caso la prestazione finale dipende dallo spessore installato e dalla corretta continuità dello strato isolante.
Isolanti di origine naturale
Sughero, fibra di legno, cellulosa e altre fibre vegetali appartengono a una famiglia molto eterogenea di materiali di origine naturale o prevalentemente naturale.
Le loro caratteristiche variano considerevolmente in funzione della materia prima, della densità, del processo produttivo e della configurazione del prodotto.
Alcuni di questi materiali presentano una capacità termica relativamente elevata, caratteristica che può assumere interesse nel comportamento dinamico dell’involucro e nella progettazione estiva.
Non bisogna tuttavia confondere l’origine naturale con la prestazione.
Anche questi materiali devono essere valutati attraverso dati misurabili relativi a:
conducibilità – densità – comportamento all’umidità – reazione al fuoco – durabilità – spessore necessario – documentazione ambientale.
Analogamente, la definizione naturale non costituisce da sola una misura dell’impatto ambientale complessivo del sistema.
Aerogel e altri materiali isolanti ad alte prestazioni
Lo sviluppo dei materiali ha portato anche alla diffusione di soluzioni caratterizzate da conducibilità termiche particolarmente basse rispetto agli isolanti convenzionali.
Tra queste troviamo i materiali basati su aerogel, utilizzati anche sotto forma di materassini, pannelli o componenti integrati in altri sistemi.
Il loro interesse progettuale risiede soprattutto nella possibilità di ottenere prestazioni termiche significative con spessori inferiori rispetto a numerosi materiali convenzionali.
Il costo del materiale può tuttavia essere sensibilmente superiore e la valutazione deve quindi considerare l’applicazione specifica e il costo complessivo dell’intervento.
La presenza sul mercato di queste tecnologie dimostra un principio importante:
non esiste una relazione universale tra “molti centimetri” e “buon isolamento”. Lo spessore necessario dipende dalle proprietà termiche del materiale utilizzato.

Figura 42. I sistemi a pannelli richiedono giunti, tagli e adattamenti in corrispondenza dei dettagli costruttivi. Uno strato isolante continuo a basso spessore può invece seguire direttamente spallette, imbotti, cornici e geometrie articolate, permettendo la continuità dell’isolamento.
Isolanti nanotecnologici a basso spessore
Un approccio differente è rappresentato dai sistemi isolanti micro- e nanostrutturati applicabili in strati molto sottili.
Come abbiamo visto nel Capitolo 2, in questi materiali assume particolare importanza l’architettura interna.
Nel caso dei sistemi basati su microsfere ceramiche cave, la presenza di cavità, superfici e numerose interfacce modifica il percorso attraverso il quale l’energia termica si trasferisce nel materiale.
La microstruttura può contribuire alla riduzione della conducibilità termica attraverso una combinazione di fenomeni che abbiamo già analizzato:
- discontinuità dei percorsi conduttivi;
- percorsi termici più complessi e tortuosi;
- cavità interne;
- numerose superfici e interfacce;
- interazione della microstruttura con la radiazione termica.
La caratteristica progettualmente più evidente è la possibilità di raggiungere determinate prestazioni attraverso spessori molto inferiori rispetto a quelli normalmente associati ai sistemi isolanti in pannelli o materassini, quando ciò è supportato dalle prestazioni misurate dello specifico prodotto.
Questa differenza cambia anche il modo in cui l’isolamento può essere integrato nell’edificio.
Un sistema applicabile a spatola, rullo o spruzzo può seguire direttamente la superficie, senza essere necessariamente vincolato alla geometria di un pannello.
Questo consente di proseguire il trattamento su:
spallette – imbotti – cornici – marcapiani – sottobalconi – superfici curve – raccordi – geometrie irregolari.
Il basso spessore, quindi, non rappresenta soltanto una riduzione dell’ingombro.
Può modificare il rapporto tra isolamento e geometria dell’edificio.
Manti Ceramic: un sistema nanotecnologico a basso spessore
Manti Ceramic appartiene a questa famiglia tecnologica ed è costituito da formulazioni isolanti contenenti microsfere ceramiche cave disperse all’interno della matrice del materiale.

Figura 43. Dalla microstruttura a microsfere ceramiche cave allo strato isolante applicato: l’architettura interna del materiale è alla base della tecnologia Manti Ceramic, mentre la prestazione termica deve essere verificata attraverso dati misurati e documentati.
Nel Capitolo 2 abbiamo osservato la microstruttura attraverso immagini SEM e analizzato i principi fisici che possono contribuire al comportamento termico del sistema.
La caratteristica che interessa maggiormente in questa fase della Guida è però il passaggio dalla proprietà del materiale alla possibilità progettuale.
Manti Ceramic permette infatti di realizzare un isolamento continuo attraverso strati dell’ordine di pochi millimetri, con formulazioni differenti in funzione dell’applicazione.
Nel sistema per edilizia, per esempio, Manti Ceramic Alta Densità viene utilizzato per realizzare lo strato isolante principale, mentre la Media Densità consente di intervenire anche in punti nei quali lo spazio disponibile è estremamente ridotto, come spallette, raccordi ed elementi geometricamente complessi.
Questo permette di affrontare uno dei problemi che abbiamo già incontrato più volte nella Guida: la continuità dell’isolamento nei dettagli dell’involucro.
Il basso spessore non deve però essere utilizzato come argomento sufficiente per dimostrare una prestazione.
È necessario verificare la conducibilità termica documentata, lo spessore previsto, le condizioni di applicazione e le altre caratteristiche richieste dal progetto.
Ed è proprio questo il punto che distingue un isolante nanotecnologico con prestazioni misurate e documentate da una semplice pittura alla quale vengono attribuite genericamente proprietà termiche.
La presenza di microsfere o la definizione “nanotecnologico” non dimostrano una prestazione isolante. È la prestazione misurata del prodotto a consentirne la valutazione tecnica.
Questa distinzione è particolarmente importante perché prodotti esteticamente simili possono avere formulazioni, concentrazioni di componenti funzionali e prestazioni termiche profondamente differenti.
Materiali diversi, criteri di confronto uguali
Possiamo quindi ricondurre le principali famiglie a logiche costruttive differenti:
| Famiglia | Struttura tipica | Forma di applicazione | Caratteristica progettuale |
|---|---|---|---|
| EPS / XPS | Struttura cellulare | Pannelli | Sistema consolidato per superfici regolari |
| Lane minerali | Struttura fibrosa | Pannelli / feltri | Prestazione termica e caratteristiche al fuoco |
| Fibre naturali | Struttura fibrosa/cellulare | Pannelli / insufflaggio | Proprietà termiche e comportamento dinamico variabili |
| Aerogel | Struttura altamente porosa | Materassini / pannelli / sistemi compositi | Elevata prestazione con spessori ridotti |
| Nanotecnologie a microsfere ceramiche | Microstruttura con microsfere cave | Spatola / rullo / spruzzo | Basso spessore, continuità e adattabilità geometrica |
La tabella non è una classifica. Serve invece a evidenziare che materiali diversi possono richiedere modalità di progettazione molto differenti.
Ed è proprio per questo che un confronto basato soltanto sulla domanda:
“Quanti centimetri di isolante devo mettere?”
rischia di essere fuorviante.
La domanda tecnicamente più utile è:
“Quale prestazione devo raggiungere e quale sistema mi permette di ottenerla nelle condizioni reali del mio edificio?”

Figura 44. I principali materiali isolanti presentano caratteristiche molto diverse per forma, spessore, continuità nei dettagli, posa, reazione al fuoco e documentazione. Il confronto deve quindi considerare l’intero sistema e le esigenze dello specifico progetto.
Nel prossimo paragrafo entreremo quindi nel punto probabilmente più importante quando si confrontano tecnologie convenzionali e isolanti nanotecnologici.
3.3 Spessori a confronto
Quando si confrontano materiali isolanti differenti, lo spessore è uno dei parametri più immediati da osservare, ma anche uno dei più facili da interpretare in modo scorretto.
Nel linguaggio comune dell’isolamento termico siamo abituati a ragionare in centimetri: 5, 8, 10, 12 o 15 cm. Da qui può nascere l’idea intuitiva che a uno spessore maggiore corrisponda necessariamente un isolamento migliore.
Questo principio è valido se aumentiamo lo spessore dello stesso materiale. Non può invece essere utilizzato per confrontare direttamente materiali caratterizzati da proprietà termiche differenti.
Un pannello cellulare, una lana minerale, un aerogel e un isolante nanotecnologico possono infatti richiedere quantità di materiale e spessori molto diversi per ottenere una determinata prestazione.
Lo spessore indica quanto materiale occupa spazio. Non indica, da solo, quanto quel materiale isola.
Spessore e conducibilità devono essere valutati insieme
Come abbiamo visto nel Capitolo 1, per uno strato omogeneo la resistenza termica è legata allo spessore e alla conducibilità termica dalla relazione:
R = s / λ
dove:
- R è la resistenza termica dello strato;
- s è lo spessore;
- λ è la conducibilità termica del materiale.
La relazione mostra un principio fondamentale.
A parità di materiale, aumentando lo spessore aumenta la resistenza termica.
Quando invece confrontiamo materiali differenti, dobbiamo considerare contemporaneamente spessore e conducibilità.
Un materiale caratterizzato da una conducibilità termica inferiore può raggiungere una determinata resistenza con uno spessore inferiore rispetto a un materiale con conducibilità maggiore.
Possiamo esprimere lo stesso concetto invertendo la formula:
s = R × λ
Se fissiamo la resistenza termica da raggiungere, lo spessore teoricamente necessario dipende quindi dalla conducibilità del materiale.
A parità di resistenza termica, materiali con valori λ differenti richiedono spessori differenti.

Figura 45. A parità di resistenza termica calcolata, materiali con conducibilità termica differente possono richiedere spessori molto diversi. Nell’esempio, 12 cm di EPS grafitato sono confrontati con 8 mm di Manti Ceramic sulla base dei rispettivi valori di λ.
È per questo che confrontare due isolanti dicendo semplicemente che uno misura 10 cm e l’altro pochi millimetri non consente ancora di stabilire quale sia la loro prestazione.
Occorre conoscere anche le caratteristiche termiche documentate dei due materiali.
Un semplice esempio numerico
Consideriamo, a titolo puramente esemplificativo, un materiale con conducibilità termica:
λ = 0,040 W/mK
applicato con uno spessore di:
100 mm = 0,10 m
La sua resistenza termica teorica sarà:
R = 0,10 / 0,040 = 2,5 m²K/W
Se disponessimo di un materiale con una conducibilità dieci volte inferiore e se per entrambi fossero applicabili le medesime modalità di calcolo, per raggiungere la stessa resistenza termica sarebbe teoricamente necessario uno spessore dieci volte inferiore.
Non significa che tutti i materiali possano essere confrontati automaticamente attraverso una semplice proporzione.
Significa però una cosa molto importante:
la prestazione non è contenuta nei centimetri, ma nella relazione tra proprietà termiche e spessore del materiale.
Ed è proprio per questo che l’evoluzione tecnologica dei materiali isolanti può consentire di ottenere prestazioni elevate attraverso quantità e spessori di materiale differenti.
Perché materiali diversi possono richiedere spessori molto diversi
Nel §3.2 abbiamo visto che le principali famiglie di isolanti presentano strutture profondamente differenti.
Gli isolanti cellulari utilizzano una struttura costituita da numerose celle; quelli fibrosi organizzano il materiale attraverso reti di fibre; gli aerogel presentano strutture estremamente porose; i sistemi nanotecnologici possono utilizzare architetture interne basate su microsfere, cavità, superfici e interfacce.
Non stiamo quindi confrontando semplicemente materiali più o meno spessi.
Stiamo confrontando differenti architetture del materiale e differenti modalità di limitare il trasferimento termico.
Come abbiamo approfondito nel Capitolo 2, modificare la struttura interna significa poter intervenire sui meccanismi attraverso i quali l’energia termica attraversa il materiale.
La ricerca sui materiali isolanti non procede quindi soltanto aumentando gli spessori. Una delle direzioni più interessanti consiste proprio nel ridurre la conducibilità attraverso strutture sempre più evolute, così da concentrare la prestazione in quantità inferiori di materiale.
Quando pochi millimetri possono isolare
Uno degli errori più frequenti è considerare automaticamente trascurabile la capacità isolante di uno strato soltanto perché il suo spessore è molto ridotto.
È un ragionamento incompleto.
Se un materiale viene applicato in pochi millimetri, la domanda corretta non è:
“Come possono pochi millimetri isolare?”
ma:
“Qual è la prestazione termica misurata di quei pochi millimetri?”
Naturalmente vale anche il principio opposto.
Il semplice fatto che un prodotto venga definito isolante sottile, termico, nanotecnologico o che contenga microsfere non dimostra automaticamente che possieda elevate capacità isolanti.
Per valutarlo occorre conoscere almeno:
- conducibilità termica;
- spessore al quale la prestazione è riferita;
- metodo di prova;
- condizioni di prova;
- laboratorio che ha effettuato la misurazione;
- documentazione tecnica disponibile.
“Basso spessore” descrive una caratteristica geometrica. È la prestazione misurata a stabilirne il valore come isolante.
Questa distinzione è particolarmente importante nel settore dei rivestimenti termici, dove prodotti apparentemente simili possono avere formulazioni e prestazioni molto differenti.
Manti Ceramic: prestazione concentrata in pochi millimetri
Manti Ceramic rappresenta un esempio particolarmente significativo di come il confronto tra materiali isolanti non possa essere basato esclusivamente sullo spessore.
La tecnologia è stata sviluppata per ottenere prestazioni isolanti attraverso strati di pochi millimetri, grazie alle caratteristiche della formulazione e della microstruttura a microsfere ceramiche cave che abbiamo approfondito nel Capitolo 2.
Il basso spessore non deve quindi essere interpretato come un compromesso rispetto a un sistema di maggiore spessore.
È una caratteristica propria della tecnologia.
Nel caso di Manti Ceramic Alta Densità, per gli spessori previsti dal sistema sono disponibili valori di conducibilità termica documentati molto inferiori a quelli comunemente associati agli isolanti convenzionali.
Il valore certificato dal TÜV di λd raggiunge 0,0010 W/(m·K) (Manti Ceramic Alta densità Test TÜV R 1995870 – Manti Ceramic Media Densità Test TÜV R1274851-2)
È questo dato, insieme alle condizioni nelle quali è stato determinato e alla relativa documentazione tecnica, a rendere significativo il fatto che il materiale possa essere utilizzato in pochi millimetri.
In altre parole:
Manti Ceramic non deve essere scelto perché “non c’è spazio per un cappotto”. Può essere scelto perché consente di realizzare un isolamento termico attraverso una tecnologia caratterizzata da prestazioni documentate e da spessori molto contenuti.
La disponibilità di spazio può certamente rendere questo vantaggio ancora più importante, ma non è la condizione che giustifica l’utilizzo della tecnologia.
Come confrontare correttamente gli spessori equivalenti
Quando disponiamo di valori di conducibilità utilizzabili e confrontabili, possiamo calcolare quale spessore di due materiali corrisponde alla stessa resistenza termica.
Ponendo:
R₁ = R₂
otteniamo:
s₁ / λ₁ = s₂ / λ₂
e quindi:
s₂ = s₁ × λ₂ / λ₁
Questo consente di trasformare una generica affermazione come:
“pochi millimetri equivalgono a molti centimetri”
in un confronto tecnicamente più preciso.
L’equivalenza deve sempre indicare quali materiali vengono confrontati, quali valori di conducibilità vengono utilizzati e a quali specifici spessori si riferisce il calcolo.
Non è quindi corretto affermare genericamente che:
“1 mm di isolante nanotecnologico equivale sempre a X centimetri di isolamento tradizionale”.
Materiali diversi possiedono λ differenti e anche all’interno della stessa famiglia possono esistere prodotti con prestazioni diverse.
La formulazione tecnicamente corretta è invece:
A parità di resistenza termica calcolata e utilizzando i valori di conducibilità documentati dei due specifici materiali, è possibile determinare lo spessore necessario per ciascuna soluzione.
In questo modo l’equivalenza non è uno slogan commerciale, ma un calcolo verificabile.
Il basso spessore è anche una prestazione progettuale
Il vantaggio di ridurre lo spessore non termina però con il calcolo termico.
Due sistemi che raggiungono una determinata prestazione occupando spazi molto differenti interagiscono in modo diverso con l’edificio.
Lo spessore può infatti influire su:
- davanzali e soglie;
- spallette e imbotti;
- lattonerie;
- pluviali;
- balconi e parapetti;
- serramenti;
- cornici e marcapiani;
- raccordi con coperture e sottogronda;
- impianti;
- superficie utile degli ambienti negli interventi interni.

Figura 46. Lo spessore dell’isolamento incide anche sulla geometria dell’edificio. Un sistema ad alto spessore può richiedere l’adeguamento di imbotti, davanzali e raccordi; un isolamento a basso spessore riduce l’interferenza con i dettagli costruttivi.
Ridurre lo spessore significa quindi poter ridurre anche l’interferenza dell’isolamento con la geometria esistente.
Questo vantaggio non riguarda soltanto gli edifici nei quali non sia possibile utilizzare spessori maggiori.
È valido anche quando lo spazio è disponibile.
Se la prestazione richiesta può essere ottenuta con uno strato molto più sottile, diventa infatti possibile valutare anche i benefici derivanti dalla minore modifica dell’edificio, dalla riduzione delle lavorazioni accessorie e dalla quantità inferiore di materiale necessaria per realizzare lo strato isolante.
Basso spessore e continuità dell’isolamento
Lo spessore influenza anche la possibilità di seguire i dettagli costruttivi.
Un edificio reale non è costituito soltanto da grandi superfici piane.
Finestre, spallette, travi, pilastri, balconi, cornici, marcapiani, nicchie e raccordi interrompono continuamente la geometria della facciata.
Un sistema applicabile in pochi millimetri direttamente sul supporto può seguire queste superfici e proseguire anche nei dettagli, favorendo la continuità dello strato isolante.
Questo rappresenta un vantaggio progettuale indipendentemente dal fatto che sia o meno possibile installare un sistema di maggiore spessore sulla superficie principale.
La differenza è importante.
Non stiamo dicendo:
“dove c’è spazio utilizziamo molti centimetri e dove lo spazio manca utilizziamo pochi millimetri”.
Stiamo dicendo:
“se una tecnologia permette di ottenere la prestazione richiesta con pochi millimetri, il basso spessore diventa una caratteristica dell’intero progetto, non soltanto la soluzione dei punti in cui manca spazio”.
Il costo geometrico dello spessore
Quando si confrontano due sistemi isolanti si considera spesso il costo del materiale al metro quadrato.
Molto meno frequentemente viene considerato quello che potremmo definire il costo geometrico dello spessore.
Aumentare di diversi centimetri la dimensione dell’involucro può richiedere lavorazioni che non appartengono direttamente all’isolante ma sono conseguenza della sua presenza.
Allungare un davanzale, modificare una lattoneria, spostare un pluviale o adattare un raccordo significa utilizzare materiali, manodopera e tempo di cantiere.
Negli interventi interni, lo spessore occupa invece direttamente spazio dell’edificio.
Per questo il confronto economico tra due tecnologie non dovrebbe limitarsi a:
€/m² del materiale
ma considerare:
materiale + posa + spessore + dettagli + lavorazioni accessorie + tempi di cantiere.
Un sistema a basso spessore può quindi avere un valore economico che non emerge dal semplice confronto del prezzo della materia prima.
Confrontare due materiali o due interventi?
Questo ci porta a una distinzione fondamentale.
Se confrontiamo soltanto due campioni di materiale, possiamo analizzarne λ, densità, spessore e altre proprietà.
Ma quando dobbiamo scegliere come isolare un edificio, non stiamo acquistando semplicemente un materiale.
Stiamo progettando un intervento.
Il confronto dovrebbe quindi diventare:
PRESTAZIONE TERMICA
+
SPESSORE NECESSARIO
+
CONTINUITÀ SUI DETTAGLI
+
MODALITÀ DI POSA
+
MODIFICHE ALL’EDIFICIO
+
QUANTITÀ DI MATERIALE
+
TEMPI DI CANTIERE
+
COSTO COMPLESSIVO
Solo considerando questi elementi insieme possiamo comprendere il reale significato della differenza tra centimetri e millimetri.
Il confronto più utile non è tra due spessori, ma tra due sistemi capaci di raggiungere un determinato obiettivo progettuale.
Il basso spessore come scelta, non come ripiego
Arrivati a questo punto possiamo superare definitivamente un equivoco.
Un isolante sottile non deve essere considerato necessariamente una soluzione da utilizzare quando non è possibile fare altro.
Se possiede prestazioni adeguate e documentate, il basso spessore può rappresentare una scelta progettuale di prima intenzione.
Nel caso di Manti Ceramic significa poter valutare insieme:
prestazione termica documentata – pochi millimetri di spessore – continuità dello strato – adattabilità alle geometrie – limitato ingombro – modalità di applicazione.
Queste caratteristiche possono essere interessanti in un edificio storico con vincoli geometrici, ma possono esserlo anche su una normale facciata priva di particolari limitazioni, perché consentono comunque di realizzare l’isolamento modificando in misura molto contenuta la geometria dell’edificio.
Il vincolo di spazio è quindi uno dei possibili motivi per apprezzare il basso spessore, non il presupposto per utilizzarlo.
La domanda non è: “posso installare un isolamento di molti centimetri?”.
La domanda è: “quale sistema mi permette di ottenere la prestazione richiesta con le caratteristiche più adatte al progetto?”.
È su questa base che nei prossimi paragrafi analizzeremo quando utilizzare supporti tradizionali e quando scegliere un isolante sottile, senza considerarli semplicemente come una soluzione principale e una soluzione alternativa.
3.4 Quando usare supporti tradizionali
I sistemi isolanti tradizionali — come pannelli in EPS, XPS, lane minerali, fibre naturali o altri materiali — rappresentano tecnologie consolidate e ampiamente utilizzate nell’isolamento degli edifici.
La loro scelta può essere legata a diversi fattori: abitudini progettuali e di cantiere, disponibilità dei materiali, caratteristiche specifiche richieste al sistema, integrazione con determinate stratigrafie o preferenza per soluzioni costruttive a pannelli o feltri.
In questi sistemi la prestazione termica viene generalmente ottenuta attraverso materiali caratterizzati da conducibilità differenti e da spessori dell’ordine dei centimetri, che devono essere integrati correttamente nell’involucro e nei suoi dettagli costruttivi.
Questo non significa però che un sistema tradizionale rappresenti la soluzione di riferimento e che un isolante nanotecnologico a basso spessore debba essere considerato soltanto quando il primo non è applicabile.
Come abbiamo visto nei paragrafi precedenti, si tratta di tecnologie differenti, che possono essere confrontate sulla base delle prestazioni documentate e delle caratteristiche complessive dell’intervento.
La scelta di un supporto tradizionale è quindi una scelta tecnologica, non il punto di partenza obbligato di un progetto di isolamento.
Quando una tecnologia nanotecnologica a basso spessore permette di raggiungere le prestazioni richieste, può essere presa in considerazione fin dall’inizio del progetto, anche in assenza di particolari vincoli di spazio o di geometria.
Questo ci porta al criterio opposto e più interessante per la nostra guida: quali caratteristiche possono portare a scegliere intenzionalmente un isolante sottile. È il tema del prossimo paragrafo.
3.5 Quando scegliere un isolante sottile
Scegliere un isolante a basso spessore non significa necessariamente cercare una soluzione per un edificio nel quale non sia possibile utilizzare un isolamento tradizionale.
Può essere una scelta progettuale fin dall’inizio, basata sulle caratteristiche della tecnologia, sulle prestazioni documentate e sul modo in cui il sistema si integra con l’edificio.
Il vantaggio più evidente è la possibilità di concentrare la prestazione termica in uno spessore molto contenuto, ma il valore progettuale di questa caratteristica va oltre il semplice risparmio di spazio.
Ridurre lo spessore significa infatti intervenire sull’involucro modificandone molto meno geometrie, raccordi e dettagli costruttivi.
Il basso spessore non è soltanto meno ingombro: è un modo diverso di progettare l’isolamento.

Figura 47. Un isolante a basso spessore non si valuta soltanto per l’ingombro: prestazioni termiche, continuità dell’isolamento, traspirabilità, reazione al fuoco, semplicità di applicazione e adattabilità alle geometrie sono criteri che possono orientare la scelta progettuale.
Quando il basso spessore diventa un vantaggio progettuale
Una tecnologia isolante sottile è particolarmente interessante quando il progetto richiede una combinazione di prestazione termica, continuità e ridotta interferenza con l’edificio.
Questo può avvenire sia negli interventi di riqualificazione sia nelle nuove costruzioni.
Il basso spessore permette infatti di limitare l’incidenza dell’isolamento su elementi quali spallette, imbotti, davanzali, soglie, balconi, cornici, marcapiani, sottogronda e raccordi, ma questo non significa che il suo utilizzo debba essere limitato agli edifici che presentano questi vincoli.
Anche su una facciata regolare e priva di particolari criticità, ottenere la prestazione richiesta con pochi millimetri significa aggiungere meno materiale e modificare in misura molto contenuta la geometria dell’involucro.
Il basso spessore diventa quindi una caratteristica da valutare al pari della conducibilità, della posa, della durabilità o del comportamento termoigrometrico.
Quando è importante la continuità dell’isolamento
Uno dei principali vantaggi dei sistemi applicati direttamente sulla superficie è la possibilità di seguire la geometria dell’edificio senza essere vincolati alla forma di pannelli o feltri, come mostrato nella seguente Figura 48.

Figura 48. L’applicazione diretta di Manti Ceramic consente di proseguire lo strato isolante su facciate, sottobalconi, spallette, imbotti ed elementi architettonici complessi, facilitando la continuità dell’isolamento anche nei punti geometricamente più articolati.
Pareti, spallette, imbotti, sottobalconi, raccordi, superfici curve ed elementi architettonici possono essere trattati proseguendo lo strato isolante sui diversi elementi costruttivi.
Questo può facilitare la continuità dell’isolamento nei punti geometricamente più complessi e contribuire alla correzione delle discontinuità termiche.
Non significa che l’applicazione di un isolante sottile elimini automaticamente i ponti termici: ogni nodo deve essere valutato nella sua specifica configurazione.
Il vantaggio consiste nella maggiore libertà di seguire il dettaglio costruttivo con lo stesso sistema isolante.
Quando si vuole preservare la geometria dell’edificio
Il basso spessore assume un valore particolarmente evidente negli edifici caratterizzati da elementi architettonici che si desidera mantenere leggibili.
Cornici, fregi, marcapiani, modanature, imbotti e altri dettagli possono essere fortemente influenzati dall’aggiunta di diversi centimetri alla superficie della facciata.
Una tecnologia applicabile in pochi millimetri consente invece di non alterare le proporzioni e le geometrie esistenti.
Questo vantaggio è particolarmente rilevante nel patrimonio storico e nelle facciate articolate, ma non è limitato a questi edifici: preservare geometrie e dettagli può essere un obiettivo progettuale anche nell’edilizia contemporanea.
Quando si interviene dall’interno
Negli interventi di isolamento interno, ogni centimetro aggiunto alla parete viene sottratto direttamente allo spazio dell’ambiente.
Ma il problema non riguarda soltanto la superficie utile.
Aumentando lo spessore cambiano anche la profondità delle finestre, i raccordi con tramezzi e soffitti, la posizione di prese e impianti e l’interazione con altri elementi presenti sulla parete.
Un isolante a basso spessore eliminare queste interferenze.
Quando sono importanti traspirabilità e comportamento igrometrico
La scelta di un isolante non riguarda soltanto il trasferimento di calore. Negli edifici è importante considerare anche il comportamento del sistema rispetto al passaggio del vapore acqueo.
Manti Ceramic presenta un fattore di resistenza alla diffusione del vapore μ = 11,2, determinato secondo UNI EN 12086. Questo valore indica una buona permeabilità al vapore e permette al sistema di essere valutato anche sotto il profilo della traspirabilità della stratigrafia.
È un aspetto particolarmente interessante negli interventi nei quali si vuole coniugare isolamento termico e gestione dell’umidità, soprattutto su pareti esistenti e negli interventi dall’interno.
La traspirabilità non deve tuttavia essere confusa con l’assenza automatica di condensa o muffa: il comportamento termoigrometrico dipende dall’intera stratigrafia e dalle condizioni ambientali.
Nel caso di Manti Ceramic esiste però anche un’evidenza sperimentale: come da Test CMR n. 1311-1-18 (laboratorio certificato ACCREDIA) Manti Ceramic avere un’azione anti-muffa quando applicato sulle murature.
I cappotti tradizionali come l’EPS o la Stiferite al contrario favoriscono la formazione della muffa per differenti motivi:
1. Elevata resistenza alla diffusione del vapore (Bassa traspirabilità)
L’EPS ad esempio è un materiale plastico sintetico a celle chiuse con un elevato fattore di resistenza al vapore (μ tra 30 e 70). I pannelli di stiferite possono arrivare ad un valore di resistenza al vapore di 150 (molto bassa traspirabilità)
-
Rispetto a materiali traspiranti, l’EPS riduce drasticamente la capacità della parete di traspirare verso l’esterno.
-
L’umidità prodotta all’interno della casa (respirazione, docce, cottura cibi) non riesce più a smaltirsi naturalmente attraverso la muratura e resta bloccata nell’aria indoor.
2. Accentuazione dei ponti termici non risolti
Quando si applica un cappotto esterno, le superfici isolate diventano molto calde. Tuttavia, se alcuni nodi costruttivi non vengono isolati (es. mazzette delle finestre, nicchie dei cassonetti, giunzioni tra travi e pilastri o balconi):
-
Il calore della stanza si concentra nei punti rimasti scoperti (ponti termici).
-
La differenza di temperatura tra la parete isolata calda e il punto non isolato freddo crea la cosiddetta “condensa superficiale”. L’umidità accumulata nell’aria si deposita proprio su questi punti freddi, creando l’habitat perfetto per le spore della muffa.
3. Effetto “Sacchetto di Plastica” (Aumento delle sigillature)
Spesso l’installazione del cappotto si accompagna alla sostituzione dei vecchi infissi con serramenti moderni a tenuta stagna. Il risultato è un edificio completamente sigillato: senza un’adeguata ventilazione manuale o meccanica, l’umidità relativa interna sale rapidamente oltre la soglia critica per la proliferazione dei funghi.
Quando la reazione al fuoco è un criterio di scelta
Anche la reazione al fuoco deve entrare tra i criteri con cui confrontare i sistemi isolanti.
I materiali isolanti non si comportano tutti allo stesso modo in presenza di incendio: la prestazione dipende dalla natura del materiale e dalla configurazione del prodotto o sistema sottoposto a classificazione.
Per questo non è sufficiente distinguere genericamente tra isolanti tradizionali e nanotecnologici: occorre verificare la classe di reazione al fuoco documentata dello specifico prodotto.
Nel caso di Manti Ceramic Alta Densità, la classificazione A2-s1,d0 rappresenta quindi un ulteriore elemento tecnico da considerare nella scelta del sistema.
La classe esprime tre informazioni differenti:
A2 → contributo molto limitato all’incendio
s1 → produzione di fumo molto limitata
d0 → assenza di gocce o particelle ardenti nella prova prevista dalla classificazione.
In un progetto nel quale la sicurezza antincendio costituisce un requisito rilevante, questa caratteristica può quindi rappresentare un motivo di scelta indipendente dal basso spessore.
Ad eccezione della lana di roccia che presenta una classe di reazione al fuoco A1 o A2-s1, do, Eps e stiferite sono caratterizzate da una classe di reazione E, sono cioè materiali infiammabili/combustibili. Per approfondimenti sul significato delle classi di reazione al fuoco è possibile consultare EUR-Lex – Regolamento delegato (UE) 2016/364 della Commissione.
Quando semplicità e rapidità di applicazione sono importanti
La prestazione di un sistema isolante deve essere valutata insieme alle modalità con cui viene applicato. Manti Ceramic viene posato direttamente sul supporto, senza richiedere la realizzazione di un sistema a pannelli.
A seconda della formulazione, l’applicazione può avvenire a spatola, a rullo o a spruzzo, consentendo al materiale di seguire direttamente la geometria della superficie.

Figura 49. Manti Ceramic viene applicato direttamente sul supporto, senza pannelli isolanti. A seconda della formulazione, la posa può avvenire a spatola, rullo o spruzzo, realizzando uno strato continuo che segue la geometria della superficie.
Questo comporta vantaggi progettuali e operativi: non è necessario tagliare e sagomare pannelli, realizzare giunti tra gli elementi isolanti o adattare il materiale alle geometrie più complesse. Lo stesso sistema può proseguire su pareti, spallette, imbotti, raccordi, sottobalconi, cornici e altri dettagli costruttivi.
La semplicità di applicazione non è soltanto un vantaggio di cantiere: contribuisce alla possibilità di realizzare uno strato isolante continuo anche sulle geometrie più articolate.
Manti Ceramic: quando il basso spessore è parte della tecnologia
Manti Ceramic permette di applicare questi principi attraverso un sistema isolante nanotecnologico basato su una microstruttura a microsfere ceramiche cave.
A seconda della formulazione e dell’applicazione prevista, il sistema può essere utilizzato in spessori dell’ordine di pochi millimetri, mantenendo la possibilità di seguire direttamente la superficie sulla quale viene applicato.
La scelta di Manti Ceramic può quindi essere vincente quando si ricercano contemporaneamente:
- prestazioni termiche documentate in pochi millimetri;
- ridotto ingombro e limitata modifica della geometria dell’edificio;
- possibilità di realizzare uno strato continuo, adattabile anche ai dettagli costruttivi;
- permeabilità al vapore, con μ = 11,2 secondo UNI EN 12086;
- comportamento anti-umidità e anti-muffa verificato sperimentalmente;
- elevata classe di reazione al fuoco, A2-s1,d0;
- applicabilità su superfici interne ed esterne;
- adattabilità a superfici e geometrie complesse.
Queste caratteristiche non identificano una serie di situazioni nelle quali Manti Ceramic rappresenta un ripiego perché un’altra tecnologia non può essere utilizzata.
Definiscono invece le caratteristiche proprie del sistema sulle quali il progettista può basare la propria scelta.
La domanda non è “quando sono costretto a utilizzare un isolante sottile?”, ma “quali vantaggi progettuali posso ottenere scegliendo una tecnologia isolante a basso spessore?”.
Una scelta che deve partire dalle prestazioni
Il basso spessore, da solo, non è comunque sufficiente per scegliere un isolante.
Come per qualsiasi altro materiale, devono essere valutati prestazioni termiche documentate, spessore applicato, comportamento termoigrometrico, reazione al fuoco, modalità di posa, durabilità e documentazione tecnica.
È proprio questo il criterio che distingue una tecnologia isolante a basso spessore documentata da una generica pittura o rivestimento commercializzato con riferimenti al risparmio energetico.
La scelta deve quindi seguire la stessa logica utilizzata per qualsiasi sistema isolante:
PRESTAZIONE DOCUMENTATA → CARATTERISTICHE DEL SISTEMA → ESIGENZE DEL PROGETTO → SOLUZIONE
