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Isolamento termico degli essiccatoi industriali: soluzioni a basso spessore

In sintesi: L’isolamento termico degli essiccatoi limita le dispersioni di calore e a migliora la gestione termica di numerosi processi industriali. La scelta dell’isolante deve però partire da un dato fondamentale: la temperatura effettivamente raggiunta dalla superficie da trattare, che non coincide necessariamente con quella dell’aria o del processo all’interno dell’essiccatoio. Quando le temperature superficiali sono compatibili, gli isolanti nanotecnologici a bassissimo spessore risultano particolarmente interessanti in presenza di superfici metalliche, geometrie complesse e spazi ridotti. Tra le soluzioni da valutare troviamo AES TECH, con temperatura massima della superficie su cui è applicato di 250 °C, e Manti Ceramic. Technological M, con temperatura massima di 180 °C e protezione anticorrosione classificata secondo ISO 12944.

Indice

  • Perché isolare termicamente un essiccatoio
  • In quali settori vengono utilizzati gli essiccatoi
  • Temperatura di processo e temperatura superficiale
  • Quando è utile un isolamento a basso spessore
  • AES TECH per gli essiccatoi industriali
  • Technological M: isolamento e protezione anticorrosione
  • Come scegliere la soluzione
  • FAQ
Isolamento termico essiccatoi industriali a basso spessore

Esempio di essiccatoio industriale metallico: la scelta dell’isolamento deve considerare temperatura superficiale, geometria e condizioni di esercizio.

Isolamento termico essiccatoi: perché è importante

Gli essiccatoi sono utilizzati per eliminare o ridurre l’umidità contenuta in materie prime, semilavorati o prodotti finiti attraverso un processo che richiede energia termica.

Una parte del calore fornito viene utilizzata per l’essiccazione vera e propria, mentre una parte può essere dispersa attraverso l’involucro della macchina, le tubazioni industriali, le condotte e gli altri componenti caldi dell’impianto.

Per questo motivo l’isolamento termico degli essiccatoi può assumere un ruolo importante all’interno di una strategia più ampia di efficientamento del processo.

L’obiettivo non è semplicemente “rivestire” la macchina, ma individuare le superfici attraverso le quali avvengono dispersioni termiche significative e valutare come intervenire tenendo conto delle temperature, della geometria dell’impianto, dei materiali e delle esigenze di manutenzione.

In quali settori serve l’isolamento termico degli essiccatoi?

Gli essiccatoi industriali sono presenti in moltissimi comparti produttivi e possono lavorare in condizioni molto differenti.

Isolamento termico essiccatoi nel settore agroalimentare

Cereali, semi e numerosi altri prodotti agricoli devono essere essiccati per raggiungere livelli di umidità compatibili con la conservazione o con le successive lavorazioni.

In questo settore la gestione della temperatura assume particolare importanza anche per preservare le caratteristiche del prodotto trattato.

Nella stessa filiera, anche l’isolamento di serbatoi e silos può rappresentare un aspetto importante nella gestione termica delle fasi di stoccaggio e lavorazione.

Mangimistica e lavorazione dei prodotti agricoli

L’essiccazione viene utilizzata anche nella produzione di mangimi e nel trattamento di differenti materie prime di origine agricola.

Temperature, portate d’aria e tempi di permanenza cambiano in funzione del prodotto e della tecnologia utilizzata.

Essiccazione del legno

Nel settore del legno l’essiccazione controllata permette di ridurre progressivamente il contenuto di umidità prima delle lavorazioni successive.

Anche in questo caso le dispersioni attraverso l’involucro dell’essiccatoio rappresentano un aspetto che può essere analizzato nell’ambito dell’efficienza termica dell’impianto.

Carta, tessile e altri processi industriali

L’eliminazione dell’acqua è una fase importante anche nell’industria della carta e in numerosi processi tessili.

Gli essiccatoi trovano inoltre applicazione nell’industria chimica e nella lavorazione di polveri, granulati, minerali e numerosi altri materiali.

Proprio questa varietà rende impossibile individuare un’unica soluzione isolante valida per tutti gli essiccatoi: alcuni processi lavorano a temperature relativamente contenute, mentre altri possono raggiungere valori molto elevati.

Isolamento termico essiccatoi: temperatura di processo e temperatura superficiale non sono la stessa cosa

Questo è probabilmente il punto più importante da chiarire.

Quando dobbiamo scegliere un isolante per un essiccatoio industriale, conoscere soltanto la temperatura dell’aria utilizzata nel processo non è sufficiente.

La temperatura dell’aria all’interno della macchina e quella della superficie esterna sulla quale viene applicato l’isolante possono infatti essere molto diverse.

Se, per esempio, l’aria di processo raggiunge 200 °C, non significa automaticamente che la parete esterna dell’essiccatoio raggiunga la stessa temperatura.

Negli essiccatoi con involucro metallico non isolato, l’elevata conducibilità del metallo rende particolarmente importante conoscere la temperatura reale della superficie. Anche se la temperatura della lamiera non coincide necessariamente con quella dell’aria di processo, non è corretto presumere che sia sensibilmente inferiore. Prima di applicare un rivestimento isolante è quindi necessario verificare la temperatura superficiale nelle condizioni di esercizio più gravose.

Per scegliere correttamente il prodotto dobbiamo quindi conoscere la temperatura reale del supporto da trattare, verificandola nelle normali condizioni operative e considerando anche eventuali picchi e transitori.

Isolamento termico essiccatoi fino a 180 °C e 250 °C

Questo principio è fondamentale quando prendiamo in considerazione AES TECH e Technological M:

Technological M ha una temperatura massima della superficie su cui può essere applicato di 180 °C, mentre AES TECH può arrivare fino a 250 °C.

Questi limiti si riferiscono alla temperatura alla quale è sottoposto il rivestimento e devono essere rispettati.

Di conseguenza, se la superficie dell’essiccatoio supera i 180 °C, Technological M non è la soluzione adatta. Tra 180 e 250 °C può essere utilizzato AES TECH.

Perché utilizzare un isolamento a basso spessore su un essiccatoio?

Gli essiccatoi possono avere geometrie molto articolate: superfici curve, raccordi, tubazioni, flange, elementi strutturali, sportelli di ispezione e componenti collocati a breve distanza tra loro.

Negli impianti esistenti, inoltre, lo spazio disponibile per aggiungere una coibentazione può essere limitato.

È in situazioni come queste che gli isolanti nanotecnologici a basso spessore possono offrire un’interessante alternativa progettuale.

I prodotti industriali Savenergy.it sono applicabili anche su macchinari, tubazioni e superfici metalliche e consentono di realizzare il rivestimento in pochi millimetri, seguendo la geometria del supporto.

Il basso spessore non elimina però la necessità di un corretto dimensionamento dell’intervento: temperatura, supporto, condizioni di esercizio e obiettivo termico devono essere sempre valutati preventivamente.

AES TECH per l’isolamento termico essiccatoi

AES TECH è un isolante nanotecnologico sviluppato per applicazioni industriali, utilizzabile anche su tubazioni metalliche, macchinari, container e altre superfici.

Può essere applicato a spruzzo o a rullo con spessori indicativi compresi tra 1 e 5 mm.

La caratteristica particolarmente interessante quando parliamo di essiccatoi è la possibilità di lavorare con una temperatura massima di 250 °C.

AES TECH può quindi essere preso in considerazione quando la temperatura effettiva della superficie da isolare rientra entro questo limite e quando le altre condizioni operative risultano compatibili con il prodotto.

Lo spessore ridotto permette inoltre di intervenire su geometrie complesse senza creare gli ingombri tipici di sistemi isolanti tradizionali di maggiore spessore.

Un esempio concreto di questa possibilità è l’applicazione di AES TECH su un reattore industriale: la geometria curva del macchinario mostra bene uno dei vantaggi dei rivestimenti a basso spessore quando si interviene su apparecchiature industriali dalle forme complesse.

Isolamento con AES TECH su reattore industriale

Applicazione reale di AES TECH su un reattore industriale: il rivestimento a basso spessore segue la geometria curva del macchinario.

Technological M: isolamento termico e protezione anticorrosione

Manti Ceramic Technological M è un isolante e impermeabilizzante liquido nanocomposito a basso spessore, particolarmente interessante per il trattamento di superfici metalliche.

Viene applicato in uno spessore di circa 0,6-1,0 mm e presenta una conducibilità termica λd di 0,001 W/mK, una riflettanza termica dell’88,1% secondo ASTM C1549, un’emissività termica dell’85,8% secondo EN 15976 e un indice di riflettanza solare SRI pari a 111,1 secondo ASTM E1980.

Nel caso dell’isolamento termico essiccatoi realizzati in metallo, una caratteristica particolarmente interessante è la possibilità di associare alla protezione termica anche una protezione anticorrosione C4 secondo ISO 12944.

Con un ciclo completo che comprende anche Primer Manti anticorrosion e TopCoat è possibile raggiungere la classe C5. Scheda tecnica Technological M.

Questo aspetto può risultare importante negli impianti in cui le superfici metalliche sono esposte a condizioni che rendono necessaria non soltanto la gestione termica, ma anche una specifica protezione dalla corrosione.

Possiamo quindi progettare, quando le condizioni lo consentono, un ciclo in grado di combinare in bassissimo spessore protezione termica, impermeabilizzazione e protezione anticorrosione, scegliendo la configurazione più adatta alle effettive condizioni di esposizione.

Technological M può essere applicato su diversi supporti, tra cui metalli, calcestruzzo, legno, PVC e plastiche. L’applicazione viene eseguita in più mani, minimo tre, preferibilmente mediante apparecchiatura Airless.

La temperatura massima della superficie sulla quale applicarlo è di è 180 °C: prima dell’applicazione su un essiccatoio è quindi indispensabile verificare che la superficie da trattare rimanga entro questo limite anche nelle condizioni operative più gravose.

Isolamento termico essiccatoi: i vantaggi dell’applicazione a spruzzo

Un altro aspetto particolarmente interessante nell’isolamento termico essiccatoi è la possibilità di applicare questi rivestimenti a spruzzo, una caratteristica che può offrire vantaggi concreti rispetto a sistemi che richiedono la posa di pannelli, materassini o elementi isolanti sagomati.

Gli essiccatoi industriali raramente sono costituiti da superfici semplici e perfettamente piane. Possono presentare pareti curve, raccordi, cambi di sezione, condotte e numerosi elementi che rendono più complessa la posa di un isolamento tradizionale.

L’applicazione a spruzzo permette invece al rivestimento di seguire la geometria della superficie, mantenendo uno spessore estremamente contenuto.

Applicazione Airless su superfici industriali complesse

Applicazione a spruzzo di isolamento termico su geometrie industriali complesse

L’applicazione a spruzzo facilita il rivestimento di superfici curve, raccordi, flange e geometrie complesse, mantenendo spessori contenuti.

L’applicazione viene effettuata mediante spruzzatore a pistoni Airless.

Su un essiccatoio questo sistema presenta diversi vantaggi:

  • permette di trattare rapidamente anche superfici estese;
  • facilita l’applicazione su superfici curve e geometrie articolate;
  • consente di realizzare un rivestimento continuo, seguendo la conformazione della macchina;
  • evita gli ingombri determinati da pannelli o materassini isolanti di elevato spessore;
  • può semplificare l’intervento in presenza di spazi limitati;
  • consente di trattare componenti per i quali sarebbe necessario sagomare un isolamento tradizionale.

Il risultato è particolarmente interessante negli interventi su impianti esistenti, dove non sempre è possibile modificare gli ingombri della macchina o degli elementi circostanti.

Naturalmente, rapidità e semplicità di applicazione non significano che la preparazione possa essere trascurata: il supporto deve essere correttamente preparato e il ciclo applicativo deve essere definito in funzione del materiale e delle condizioni di esercizio.

Pochi millimetri che seguono la forma dell’essiccatoio

È proprio la combinazione tra applicazione a spruzzo e bassissimo spessore a rendere queste tecnologie interessanti per determinate tipologie di essiccatoi.

AES TECH può raggiungere spessori nell’ordine di 1-4 mm, mentre Technological M viene applicato indicativamente in 0,6-1,0 mm.

Questo permette di intervenire sulla superficie senza modificare in maniera significativa la geometria originale della macchina e senza occupare gli spazi che sarebbero necessari per una coibentazione tradizionale di maggiore spessore

Isolamento termico essiccatoi: pochi millimetri, ma una progettazione accurata

L’interesse degli isolanti nanotecnologici negli essiccatoi industriali deriva soprattutto dalla possibilità di intervenire con spessori estremamente contenuti e di seguire superfici dalla geometria complessa.

Ma proprio perché parliamo di applicazioni industriali, la scelta non deve mai essere generalizzata.

Dobbiamo verificare temperatura, supporto, condizioni di esposizione, preparazione della superficie, spessore necessario e modalità di applicazione.

Nel caso di strutture metalliche va inoltre considerato un altro aspetto spesso importante: la protezione dalla corrosione.

È attraverso questa analisi che possiamo stabilire se AES TECH o Technological M rappresentino realmente la soluzione corretta per uno specifico essiccatoio.

FAQ sull’isolamento termico degli essiccatoi industriali

Qual è la temperatura massima di Technological M?

La temperatura massima delle superfici su cui può essere applicato Technological M è 180 °C. Per l’applicazione su un essiccatoio deve essere verificata la temperatura effettivamente raggiunta dalla superficie da trattare e non soltanto quella dell’aria di processo.

Qual è la temperatura massima di AES TECH?

AES TECH può lavorare fino a una temperatura massima di 250 °C. Anche in questo caso devono essere considerate le condizioni reali dell’impianto e gli eventuali picchi di temperatura.

Se l’aria dell’essiccatoio raggiunge 200 °C posso utilizzare Technological M?

Dipende dalla temperatura della superficie sulla quale verrà applicato il prodotto. Se questa rimane entro 180 °C, Technological M può essere valutato sotto il profilo della compatibilità termica. Se il supporto supera questo valore, il prodotto non è indicato.

AES TECH e Technological M proteggono anche dalla corrosione?

Sì. Essendo prodotti anti-condensa proteggono dalla corrosione. Technological M offre è certificato per la protezione anticorrosione classe C4 secondo ISO 12944. Con un ciclo completo che comprende Primer Manti anticorrosion e TopCoat è possibile raggiungere la classe C5.

Questa caratteristica è particolarmente interessante per gli essiccatoi e le apparecchiature industriali metalliche nelle quali alla necessità di isolamento termico si associa quella di protezione dalla corrosione.

AES TECH è adatto a qualsiasi essiccatoio industriale?

No. Il limite massimo di temperatura è 250 °C e devono essere verificate anche tutte le altre condizioni dell’applicazione. Per essiccatoi con superfici che superano tale temperatura è necessario utilizzare altre tecnologie.

Perché utilizzare un isolante a basso spessore su un essiccatoio?

Il basso spessore è particolarmente vantaggioso in presenza di spazi limitati, superfici curve, geometrie complesse e componenti sui quali una coibentazione tradizionale potrebbe creare ingombri difficili da gestire.

Vuoi valutare l’isolamento del tuo essiccatoio industriale?

Ogni essiccatoio ha caratteristiche differenti. Per questo, prima di individuare il prodotto, preferisco partire da temperature superficiali, materiale del supporto, geometria della macchina e reali condizioni di esercizio.

Da questi dati possiamo valutare se AES TECH o Technological M siano compatibili con l’impianto e individuare la soluzione a basso spessore più appropriata.

Per maggiori informazioni o per sottoporci le caratteristiche del tuo essiccatoio puoi scriverci a contatti@savenergy.it.

Puoi anche compilare se preferisci il form seguente:

    Ti invito inoltre a visitare e iscriverti al nostro canale YouTube Savenergy.it – Manti Ceramic @savenergy-manticeramic, dove puoi trovare sempre nuovi video sui nostri prodotti, sulle modalità di applicazione e sulle più svariate tematiche relative all’isolamento termico in edilizia e nell’industria.

    Ing. Elena Galeotti – 28/09/2026

    Isolamento esterno forni industriali: ridurre dispersioni e calore radiante senza intervenire sul refrattario

    Isolamento esterno forni industriali: ridurre dispersioni e calore radiante senza intervenire sul refrattario

    Riassunto: L’Isolamento esterno forni industriali può rappresentare una soluzione interessante quando la carpenteria del forno disperde calore nel capannone e intervenire sulla coibentazione o sul refrattario interno comporterebbe lavorazioni invasive. AES Tech è un rivestimento isolante nanotecnologico a bassissimo spessore (1-4 mm) applicabile a spruzzo sulle superfici esterne di macchinari e strutture metalliche. Una valutazione preliminare delle temperature, del supporto e delle condizioni operative permette di stabilire se e con quale spessore il sistema possa contribuire a ridurre il flusso termico attraverso l’involucro e la temperatura delle superfici esposte.

    A cura di Ing. Elena Galeotti – 27/08/2026

    Forno industriale metallico in capannone per isolamento esterno con AES Tech

    Forno industriale con carpenteria metallica esterna: l’applicazione di AES Tech può essere valutata per limitare dispersioni termiche e calore radiante.

    In questo articolo

    • Perché la superficie esterna di un forno disperde energia
    • Il problema del calore radiante all’interno del capannone
    • Quando intervenire dall’esterno può essere vantaggioso
    • Come può essere utilizzato AES Tech
    • Quali forni possono essere interessati
    • Controlli preliminari prima dell’applicazione
    • FAQ

    Un forno caldo non disperde energia solo attraverso i fumi

    Quando si parla di efficienza di un forno industriale, l’attenzione si concentra spesso su bruciatori, recupero termico, scarichi e regolazione del processo.

    Esiste però anche un’altra fonte di dispersione: l’involucro caldo del forno.

    Pareti, portelli, coperture, condotti e altre superfici possono trasferire calore verso il capannone attraverso convezione e irraggiamento. In presenza di superfici estese, anche temperature esterne apparentemente non elevatissime possono contribuire al carico termico dell’ambiente di lavoro.

    Il risultato può essere percepito immediatamente dagli operatori: avvicinandosi al forno si avverte calore anche senza entrare in contatto con la superficie. È il cosiddetto calore radiante, un fattore che merita attenzione sia dal punto di vista energetico sia nella gestione delle condizioni di lavoro nelle aree circostanti.

    Calore radiante nel capannone: un problema anche per la manutenzione

    In uno stabilimento dove funzionano contemporaneamente forni, essiccatoi e altre apparecchiature calde, l’energia ceduta dalle superfici può contribuire all’innalzamento del carico termico interno.

    Per direttori di stabilimento e responsabili della manutenzione la questione può avere diverse conseguenze: maggiore temperatura nelle zone prossime agli impianti, condizioni meno favorevoli per chi deve eseguire controlli e manutenzioni, maggiore carico sugli eventuali sistemi di ventilazione o raffrescamento e, naturalmente, dispersione di una parte dell’energia utilizzata dal processo.

    Ridurre la temperatura della superficie esterna, quando tecnicamente possibile, significa quindi intervenire direttamente sulla sorgente del calore radiante, invece di limitarsi a gestire successivamente il calore già trasferito nell’ambiente.

    Isolamento esterno forni industriali: perché intervenire sulla carpenteria

    Molti forni sono già dotati internamente di refrattari o sistemi isolanti progettati in funzione del processo.

    Quando però si vuole migliorare ulteriormente il comportamento termico di un impianto esistente, intervenire all’interno può significare fermare il forno, rimuovere parti della struttura, smontare il refrattario e successivamente ripristinarlo.

    In determinate condizioni può quindi risultare interessante valutare un approccio differente: agire sulla superficie metallica esterna accessibile.

    È precisamente in questo scenario che un isolante a bassissimo spessore può offrire un vantaggio operativo. Non si tratta di sostituire automaticamente la progettazione termica originaria del forno o il refrattario interno, ma di valutare se sia possibile aggiungere una barriera termica sulla superficie esterna senza modificare la struttura interna dell’apparecchiatura.

    AES Tech: isolamento in pochi millimetri sulle superfici esterne

    AES Tech Savenergy.it è un rivestimento isolante nanotecnologico sviluppato per applicazioni industriali.

    Il prodotto è disponibile per applicazioni con spessori indicativi da 1 a 4 mm e può essere applicato mediante sistema Airless, con possibilità di utilizzare rullo o pennello su porzioni limitate.

    Applicazione a spruzzo di AES Tech sulla superficie esterna di un forno industriale

    Applicazione a spruzzo di AES Tech sulla carpenteria esterna di un forno industriale per limitare le dispersioni termiche e il calore radiante.

    La possibilità di lavorare in pochi millimetri lo rende particolarmente interessante sulle carpenterie dei macchinari dove pannelli isolanti, materassini o sistemi tradizionali potrebbero creare problemi di ingombro o richiedere strutture aggiuntive di contenimento.

    Prima di qualsiasi intervento è comunque indispensabile verificare temperatura della superficie, materiale del supporto, condizioni ambientali, ciclo di funzionamento e preparazione necessaria del fondo.

    AES Tech è indicato per applicazioni fino a 240 °C.

    Quando può essere interessante valutare un isolamento esterno per forni industriali?

    Il principio può risultare particolarmente interessante per apparecchiature dotate di una carpenteria metallica esterna calda e accessibile, come forni di essiccazione, forni per verniciatura, camere calde, essiccatoi industriali, forni per resine o compositi, impianti di preriscaldo e altri sistemi di processo a bassa o media temperatura.

    La discriminante non è però soltanto la temperatura presente all’interno del forno.

    Per progettare correttamente l’intervento è molto più utile conoscere la temperatura effettiva della lamiera esterna, misurata durante il normale ciclo produttivo.

    Due forni che lavorano alla stessa temperatura interna possono infatti presentare temperature superficiali molto differenti in funzione della stratigrafia, dello stato del refrattario, dell’isolamento esistente, dei ponti termici e della geometria della macchina.

    Un intervento esterno può semplificare la manutenzione

    Uno degli aspetti più interessanti per un responsabile manutenzione è l’accessibilità.

    Un rivestimento applicato direttamente sulla carpenteria segue geometrie, curve, portelli, raccordi e superfici irregolari senza richiedere gli ingombri tipici di molti sistemi isolanti tradizionali.

    Inoltre, quando le condizioni dell’impianto lo consentono, poter operare dall’esterno significa evitare interventi sulla stratigrafia interna del forno.

    Questo aspetto deve però essere valutato caso per caso: temperatura di applicazione, necessità di fermare temporaneamente determinate zone dell’impianto e preparazione della superficie dipendono dalle condizioni reali del forno.

    Prima dell’intervento: misurare

    Tecnico misura la temperatura superficiale esterna di un forno industriale

    La misurazione della temperatura superficiale aiuta a individuare le zone del forno maggiormente interessate dalle dispersioni termiche.

    Un progetto corretto dovrebbe partire da un sopralluogo e da alcuni dati semplici ma fondamentali.

    Temperatura interna di processo, temperatura superficiale esterna, temperatura ambiente, dimensioni delle superfici, ore di funzionamento annuali e presenza di zone particolarmente calde permettono di identificare dove si concentrano le dispersioni.

    Una termografia può essere particolarmente utile per evidenziare portelli, giunti, pannelli o altre aree dell’involucro caratterizzate da temperature superiori rispetto al resto della struttura.

    In questo modo l’intervento non parte da una promessa generica di risparmio, ma da temperature e condizioni operative misurabili prima e dopo il trattamento.

    Caso reale: riduzione della temperatura superficiale con AES Tech

    In una centrale termica, AES Tech è stato applicato su tubazioni industriali con uno spessore di circa 3 mm. Prima dell’intervento, la temperatura superficiale rilevata era di circa 80 °C; dopo l’applicazione, la temperatura misurata sulla superficie è scesa a circa 31 °C.

    Tubazioni di centrale termica trattate con 3 mm di AES Tech nel caso reale con riduzione della temperatura superficiale da circa 80 °C a 31 °C.

    Tubazioni della centrale termica trattate con 3 mm di AES Tech: nel caso reale la temperatura superficiale è passata da circa 80 °C a 31 °C.

    Questo risultato si riferisce a uno specifico caso reale e non è automaticamente trasferibile a un forno industriale, perché prestazioni e temperature finali dipendono da diversi fattori: geometria della superficie, materiale del supporto, temperatura di esercizio, condizioni ambientali e spessore applicato.

    Il caso mostra però perché, anche nell’isolamento esterno di forni industriali, sia importante partire da una misura della temperatura reale della carpenteria e verificare successivamente l’effetto dell’intervento. In questo modo la valutazione non si basa su valori teorici generici, ma sulle condizioni effettive dell’impianto.

    Protocollo Savenergy.it di pre-valutazione

    Quali dati chiediamo prima di valutare un forno

    Prima di proporre un intervento con AES Tech, Savenergy.it raccoglie alcuni dati essenziali sul funzionamento reale dell’impianto. In particolare:

    • temperatura interna di processo;
    • temperatura superficiale della carpenteria durante il normale ciclo produttivo;
    • temperatura ambiente;
    • materiale e stato della superficie esterna;
    • dimensioni indicative delle aree calde;
    • ore di funzionamento annue;
    • presenza di portelli, giunti, bordi o altre zone con temperature superiori;
    • eventuali vincoli di spazio o accessibilità.

    La temperatura interna del forno, da sola, non è sufficiente per definire l’intervento: due apparecchiature che lavorano allo stesso regime possono presentare temperature molto diverse sulla carpenteria esterna.

    Meno calore disperso dove serve davvero

    Per chi gestisce uno stabilimento, l’obiettivo non è semplicemente “isolare un forno”.

    L’obiettivo è evitare che parte dell’energia impiegata nel processo finisca inutilmente nell’ambiente di lavoro e verificare se sia possibile ridurre la temperatura delle superfici che irradiano calore verso operatori, passerelle e postazioni vicine.

    L’Isolamento esterno forni industriali con AES Tech offre una possibilità da valutare soprattutto quando lo spazio è limitato e si vuole intervenire sulla carpenteria senza modificare il refrattario interno.

    Ogni forno, tuttavia, è un caso specifico. Per questo Savenergy.it può analizzare temperature, fotografie, superfici e caratteristiche dell’impianto per individuare la soluzione e lo spessore più appropriati.

    FAQ – isolamento esterno dei forni industriali

    È necessario smontare il refrattario interno del forno?

    Se l’intervento viene progettato sulla carpenteria metallica esterna, lo scopo è proprio quello di agire dall’esterno senza intervenire direttamente sul refrattario. La fattibilità deve comunque essere verificata sulla struttura specifica del forno.

    AES Tech può ridurre il calore percepito vicino al forno?

    Riducendo il trasferimento termico attraverso la superficie trattata è possibile intervenire sulla temperatura superficiale e quindi sulla componente di calore irradiata dalla superficie. Il risultato effettivo dipende da temperatura, spessore, supporto e condizioni operative e deve essere verificato attraverso misurazioni.

    Quanto spessore richiede AES Tech?

    AES Tech viene utilizzato nell’industria con spessori nell’ordine di pochi millimetri, indicativamente da 1 a 4 mm in funzione dell’applicazione e dell’obiettivo termico.

    È possibile applicarlo su un forno già esistente?

    Sì, l’applicazione su macchinari e carpenterie metalliche esistenti è uno degli ambiti nei quali può essere valutato. È necessario verificare preventivamente condizioni del supporto, temperatura superficiale e preparazione richiesta.

    Come si applica AES Tech per l’isolamento esterno di forni industriali?

    L’applicazione di Aes Tech viene effettuata a spruzzo . In determinate condizioni l’applicazione può essere eseguita senza intervenire sul refrattario interno e limitando il fermo dell’impianto. La possibilità di lavorare con il forno in funzione deve essere verificata in base alla temperatura effettiva della superficie, alla preparazione richiesta e alle condizioni di sicurezza del cantiere. L’applicazione risulta particolarmente semplice e veloce.

    Vuoi valutare le dispersioni termiche del tuo forno?

    Se nel tuo stabilimento sono presenti forni, essiccatoi o macchinari con superfici esterne calde, inviaci fotografie dell’impianto, temperatura interna, temperatura misurata sulla superficie esterna e dimensioni indicative.

    Possiamo valutare se AES Tech è adatto all’applicazione e individuare le zone sulle quali può essere più interessante intervenire.

    Per maggiori informazioni scrivi a contatti@savenergy.it

    o compila il form:


      Visita inoltre il nostro canale YouTube Savenergy.it @savenergy-manticeramic e iscriviti per trovare nuovi video sui prodotti, sulle modalità di applicazione e su numerose tematiche relative all’isolamento termico in edilizia e nell’industria.

      Termografia per tubazioni: quando i dati confermano l’efficacia dell’isolamento

      Termografia per tubazioni: quando i dati confermano l’efficacia dell’isolamento

      Riassunto : La termografia per tubazioni rappresenta uno degli strumenti più efficaci per verificare l’effettiva capacità isolante di un intervento di coibentazione industriale. In questa case history analizziamo i risultati ottenuti su un impianto di riscaldamento e raffrescamento nel centro di Milano, dove è stato applicato il sistema isolante nanotecnologico AES Tech a basso spessore su tubazioni caratterizzate da spazi estremamente ridotti. Le immagini termografiche hanno evidenziato una significativa riduzione della temperatura superficiale già nelle prime settimane successive all’applicazione.

      Tubazioni isolate con AES Tech in un impianto di riscaldamento e raffrescamento a Milano

      Figura 1 – Tubazioni dell’impianto di riscaldamento e raffrescamento dopo l’applicazione dell’isolante nanotecnologico AES Tech. L’intervento è stato realizzato in presenza di spazi limitati, mantenendo ingombri estremamente contenuti.

      Indice

      • Perché utilizzare la termografia per tubazioni
      • Le criticità degli impianti esistenti
      • La soluzione adottata
      • I risultati della verifica termografica
      • Quali vantaggi per le aziende
      • FAQ

      Perché utilizzare la termografia per tubazioni

      Nel settore industriale e impiantistico, la presenza di dispersioni termiche può generare inefficienze energetiche, fenomeni di condensa e maggiori costi di esercizio.

      La termografia per tubazioni consente di visualizzare immediatamente le differenze di temperatura superficiale e di verificare in modo oggettivo il comportamento dell’isolamento installato.

      Per progettisti, responsabili di manutenzione, energy manager e imprenditori, la termografia rappresenta quindi uno strumento fondamentale per valutare l’efficacia di un intervento senza interrompere il funzionamento dell’impianto.

      Le criticità degli impianti esistenti

      Uno dei problemi più frequenti negli edifici industriali, commerciali e direzionali riguarda la difficoltà di isolare le tubazioni quando gli spazi sono ridotti.

      Spesso infatti gli spazi tecnici disponibili non consentono l’applicazione di materiali isolanti tradizionali ad elevato spessore. In altri casi è necessario intervenire senza modificare significativamente gli ingombri esistenti.

      In una recente applicazione realizzata a Milano su un impianto di riscaldamento e raffrescamento, l’obiettivo era proprio quello di migliorare l’isolamento termico delle tubazioni mantenendo spessori estremamente contenuti e fornendo al tempo stesso una protezione anticondensa.

      Per questa ragione è stato utilizzato AES Tech, isolante nanotecnologico specificamente progettato per applicazioni industriali su superfici metalliche e impianti tecnologici. Al termine dell’applicazione, anche se un po’ presto per valutare il risultato, è stata effettuata dai tecnici di Savenergy.it una termografia per le tubazioni che sarebbero state poco dopo non accessibili.

      La soluzione adottata

      AES Tech è un rivestimento isolante nanotecnologico applicabile a basso spessore che sfrutta differenti meccanismi di riduzione del trasferimento termico.

      Nel caso analizzato, l’applicazione è stata eseguita a pennello a causa della configurazione dell’impianto già installato. Sebbene la modalità ideale di posa sia normalmente mediante sistema Airless, l’intervento ha comunque consentito di ottenere risultati immediatamente apprezzabili.

      Un aspetto importante da evidenziare è che la verifica è stata effettuata quando il prodotto non aveva ancora completato il proprio ciclo di polimerizzazione, che richiede normalmente alcune settimane per raggiungere le prestazioni definitive.

      AES Tech: perché è indicato per le tubazioni industriali

      AES Tech è un isolante nanotecnologico a basso spessore sviluppato per applicazioni industriali su superfici metalliche, tubazioni, impianti tecnologici e componenti dove gli spazi disponibili rendono difficile l’utilizzo degli isolanti tradizionali.

      Tra le caratteristiche che lo rendono particolarmente adatto a questo tipo di applicazioni, come dimostrato anche dalla termografia per tubazioni eseguita in questa case history reale, troviamo:

      • spessore applicativo contenuto, generalmente compreso tra 1 e 4 mm;
      • applicazione diretta sulle superfici metalliche;
      • effetto anticondensa;
      • elevata riflettanza termica;
      • possibilità di intervenire anche su impianti esistenti;
      • riduzione degli ingombri rispetto agli isolanti tradizionali;
      • completa polimerizzazione nell’arco di circa 30-40 giorni;
      • applicazione preferibilmente mediante sistema Airless per garantire uniformità di spessore.

      DATI TECNICI DEL PRODOTTO

        • Resa: 1 lt /1 mq / 0,75 mm ca.
        • Spessore: 1,0 – 4,0 mm ca.
        • Conducibilità termica: λd = (HotBox Test) 0,0010 W/mK
        • Riflettanza termica (SR %) (ASTM C1549): 84,3
        • Emissività termica (IE %) (EN 15976): 87,4
        • Indice di riflettanza termica (SRI %) (ASTM E1980): 105
        • Ph: 8,5 (± 0,5)
        • VOC contenuto: < 0,003 μg/lt (UNI EN ISO 16000-9:2024, 160000-6:2021, 16000-3:2022)
        • Finitura/colore: bianco (può essere colorato con tinte pastello)
        • Densità: 370 kg/mc ca.
        • Reazione al fuoco: Euro Classe A
        • Permeabilità all’acqua w: 0,08 kg/m2h1/2 (EN 1062-3)
        • Pull-off test: >2 su substrato; 0,55 ± 0,10 (N/mm2) strato su strato (ASTM D4541)
        • Tempo di asciugatura di ogni mano: 8 h

       

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      Il principio di funzionamento è basato sull’utilizzo di microsfere ceramiche e componenti nanotecnologici che contribuiscono a ridurre il trasferimento di energia termica attraverso la superficie trattata. I sistemi isolanti nanotecnologici Savenergy.it sono progettati per operare con spessori estremamente ridotti rispetto alle coibentazioni tradizionali.

      Dati principali della case history e della termografia per tubazioni

      Parametro Valore
      Località intervento Milano
      Applicazione Tubazioni riscaldamento e raffrescamento
      Tecnologia utilizzata AES Tech
      Temperatura tubo non isolato 40,4 – 41,5 °C
      Temperatura tubo isolato 27,4 – 28,6 °C
      Riduzione rilevata 11,8 – 14 °C
      Stato del prodotto durante il test Polimerizzazione non completata

      I risultati della termografia per tubazioni

      La fase più interessante della case history riguarda naturalmente la termografia per tubazioni effettuata successivamente all’intervento.

      Le rilevazioni sulle sezioni prive di isolamento hanno registrato temperature superficiali comprese tra circa 40 e 41 °C.

      Termografia per tubazioni con rilevazione di una sezione non isolata a temperatura superficiale di circa 40°C

      Figura 2 – Termografia per tubazioni non isolate. La sezione utilizzata come riferimento presenta una temperatura superficiale di circa 40-41°C, evidenziando il livello di dispersione termica presente prima dell’intervento di isolamento.

       

      Le tubazioni trattate hanno invece mostrato temperature comprese tra circa 27 e 29 °C.

      Termografia per tubazioni isolate con AES Tech con temperatura superficiale di circa 28°C

      Figura 3 – Termografia per tubazioni isolate con AES Tech. Le temperature superficiali rilevate risultano comprese tra circa 27,6°C e 27,8°C, evidenziando una significativa riduzione rispetto alle sezioni non isolate.

      Il risultato è stato un abbattimento della temperatura superficiale variabile tra circa 12 e 14 °C già nelle prime fasi successive all’applicazione.

      Dal punto di vista tecnico questo dato assume particolare rilevanza poiché:

      • il prodotto non aveva ancora completato la polimerizzazione;
      • l’applicazione è stata eseguita in condizioni operative non ottimali;
      • le tubazioni erano già inserite in un impianto esistente con importanti limitazioni di accesso.

      Le immagini termografiche hanno evidenziato in modo chiaro e immediato la differenza tra le superfici trattate e quelle prive di isolamento, fornendo una verifica oggettiva dell’efficacia dell’intervento.

      Quali vantaggi per le aziende

      Per un’impresa industriale o per il gestore di un edificio complesso, la riduzione delle dispersioni termiche può tradursi in diversi benefici operativi.

      Tra i principali:

      • miglior controllo delle temperature di esercizio;
      • riduzione delle dispersioni energetiche;
      • contenimento dei fenomeni di condensa;
      • possibilità di intervenire anche in spazi limitati;
      • minori interferenze con impianti già installati;
      • verifica immediata delle prestazioni tramite termografia.

      La combinazione tra isolamento a basso spessore e controllo termografico rappresenta oggi un approccio particolarmente interessante per tutte quelle realtà che desiderano migliorare l’efficienza dei propri impianti senza interventi invasivi.


      FAQ

      Cos’è la termografia per tubazioni?

      È una tecnica di analisi che utilizza telecamere a infrarossi per visualizzare le temperature superficiali delle tubazioni e individuare dispersioni termiche o anomalie.

      La termografia può verificare l’efficacia di un isolamento?

      Sì. Le immagini termografiche consentono di confrontare le temperature superficiali prima e dopo l’intervento e di valutare il comportamento dell’isolamento installato.

      Perché utilizzare un isolamento a basso spessore?

      In molti impianti industriali gli spazi disponibili sono limitati. Un isolante nanotecnologico permette di intervenire senza aumentare significativamente gli ingombri.

      La termografia richiede il fermo impianto?

      No. Nella maggior parte dei casi le verifiche possono essere eseguite con l’impianto in funzione.

      Conclusioni

      La termografia per tubazioni rappresenta oggi uno strumento indispensabile per validare gli interventi di isolamento termico in ambito industriale. La case history presentata dimostra come un sistema isolante nanotecnologico a basso spessore, Aes Tech, possa contribuire a ridurre significativamente la temperatura superficiale delle tubazioni, offrendo risultati misurabili e verificabili.

      Per maggiori informazioni sui sistemi di isolamento nanotecnologico per applicazioni industriali è possibile contattare Savenergy.it all’indirizzo contatti@savenergy.it.

      Ti invitiamo inoltre a visitare e iscriverti al nostro canale YouTube, dove pubblichiamo regolarmente video applicativi, approfondimenti tecnici e contenuti dedicati all’isolamento termico in edilizia e nell’industria.

         

        Autore: Ing. Elena Galeotti – 08/06/2026

        L’IMPORTANZA DI ISOLARE TERMICAMENTE SENZA CREARE UMIDITA’

        Uno dei temi più trattati è quello dell’isolamento termico e dei problemi di muffa. Molte analisi sottolineano quali siano le cause dell’umidità e delle muffe nell’interno delle case, ma difficilmente completano l’argomento in maniera esaustiva. Isolare termicamente senza creare umidità è assolutamente importante!

        isolare termicamente

        L’ obiettivo ormai consolidato da raggiungere è la riduzione delle dispersioni termiche. Nessun intervento di riduzione dei consumi energetici può raggiungere obiettivi apprezzabili senza una drastica riduzione delle dispersioni e questo è possibile solamente con un adeguato isolamento termico delle pareti e del tetto.

        ISOLAMENTO TERMICO DEGLI EDIFICI

        L’isolamento termico degli edifici, sia per il caldo che per il freddo, viene raggiunto col cosiddetto “cappotto termico”.

        Può essere realizzato con materiali molto diversi tra di loro. La presunta formazione di muffe è uno dei problemi spesso indicati come contropartita dell’installazione di un cappotto termico per edifici è la presunta formazione di muffe.

        La formazione della muffa in una casa è facilmente spiegabile.

        Dipende principalmente dalla combinazione dell’elevato livello di umidità interna agli ambienti e dalla temperatura relativamente bassa della superficie delle pareti interne.

        Il primo fattore è generato dall’attività delle persone, magari in numero eccessivo rispetto allo spazio disponibile, dal notevole utilizzo della cucina e dei bagni ecc. Il primo intervento necessario è cercare di evitare che la temperatura superficiale interna, durante il periodo invernale, si abbassi eccessivamente. Per fare questo è necessario fare un isolamento termico, e quindi il “cappotto”.

        Fin qui tutto bene.

        E’ però necessario aggiungere che la scelta del tipo di materiale potrà permettere il pieno raggiungimento di questo obiettivo, oppure portare con sé alcune conseguenze spiacevoli. Perché va aggiunto che il materiale per isolare deve essere “traspirante”, se si vuole isolare termicamente senza creare umidità. Cosa significa traspirante? Significa che si tratta di un materiale che consenta il passaggio del vapore acqueo. Se una parete viene ricoperta con un materiale poco poroso, e quindi poco traspirante, produrrà un accumulo di condensa. Sappiamo infatti che l’aria si trasforma in gocce d’acqua. La conseguenza di questo sarà un aumento del tasso di umidità e una diminuzione della capacità isolante. L’acqua ha infatti una pessima trasmittanza, cioè lascia passare facilmente il calore.

        E’ quindi consigliabile usare i cappotti di sughero, di fibra di legno (materiali naturali traspiranti); oppure un microcappotto nanoceramico, come il Manti Ceramic; oppure ancora il poliuretano.

        I materiali di derivazione plastica come il polistirene nelle sue varie declinazioni sono invece da evitare, se si vogliono scongiurare i pericoli di un aumento dell’umidità.