Capitolo 4 – Prestazioni, prove e certificazioni
Indice del Capitolo
Come possiamo verificare che un materiale isolante offra realmente le prestazioni dichiarate?
La scelta di un sistema isolante non può basarsi soltanto sulle caratteristiche riportate nella comunicazione commerciale. Per una valutazione tecnica attendibile occorre conoscere i parametri dichiarati, comprenderne il significato e verificare attraverso quali prove siano stati determinati.
Questo aspetto assume particolare importanza nel caso degli isolanti nanotecnologici a basso spessore, le cui prestazioni possono discostarsi significativamente da quelle dei materiali convenzionali e richiedono quindi evidenze sperimentali chiare e documentate.
Schede tecniche, rapporti di laboratorio, certificazioni, termografie e test comparativi costituiscono strumenti differenti, ciascuno con un proprio valore e specifici limiti di interpretazione.
In questo capitolo vedremo come leggere correttamente la documentazione tecnica, quali prove sono realmente significative e come interpretare i risultati sperimentali e le verifiche sul campo.
L’obiettivo è fornire al progettista gli strumenti per distinguere le prestazioni misurate dalle semplici dichiarazioni e valutare un sistema isolante sulla base di dati verificabili.
4.1 Come leggere una scheda tecnica
Una scheda tecnica è uno degli strumenti fondamentali per valutare un materiale isolante. Contiene le informazioni necessarie per comprenderne le caratteristiche, individuare le condizioni di impiego e verificare se il prodotto risponde alle esigenze di uno specifico progetto.
Tuttavia, non tutti i dati riportati in una scheda tecnica hanno lo stesso significato. Alcuni descrivono proprietà intrinseche del materiale, altri riguardano il comportamento del prodotto applicato, mentre altri ancora indicano condizioni di posa o risultati ottenuti attraverso specifiche prove sperimentali.
Per interpretare correttamente una scheda tecnica è quindi necessario distinguere tra proprietà del materiale, prestazioni del sistema e condizioni di applicazione.
Prestazioni, prove e certificazioni degli isolanti termici: la conducibilità termica e il significato del valore λ
La conducibilità termica, indicata con la lettera greca λ ed espressa in W/(m·K), rappresenta uno dei principali parametri utilizzati per caratterizzare un materiale isolante.

Figura 50: Esempio di lettura della scheda tecnica di Manti Ceramic Alta Densità. Sono evidenziati alcuni parametri fondamentali per la valutazione di un isolante termico: conducibilità termica, spessore applicativo, resistenza alla diffusione del vapore e classificazione di reazione al fuoco.
Come abbiamo visto nel Capitolo 1, minore è il valore di λ, maggiore è la resistenza che un determinato spessore di materiale oppone al trasferimento di calore per conduzione, nelle condizioni alle quali quel valore si riferisce.
Quando si legge una scheda tecnica, però, non è sufficiente individuare il valore numerico.
Occorre verificare:
- se si tratta di un valore misurato, dichiarato o di progetto;
- quale metodo di prova è stato utilizzato;
- a quale formulazione e spessore si riferisce;
- quali condizioni sperimentali sono state adottate;
- se il valore è applicabile alla configurazione prevista dal progetto.
Queste informazioni sono particolarmente importanti quando si confrontano materiali con conducibilità molto differenti.
Un valore di λ può essere utilizzato correttamente soltanto conoscendone il significato e le condizioni nelle quali è stato determinato.
Spessore e resistenza termica: leggere i dati insieme
La conducibilità termica non deve essere interpretata separatamente dallo spessore.
La resistenza termica di uno strato omogeneo si calcola attraverso la relazione:
R = s / λ
dove s rappresenta lo spessore in metri e λ la conducibilità termica in W/(m·K).
Due materiali con valori di λ differenti possono quindi raggiungere resistenze termiche confrontabili attraverso spessori molto diversi.
Nel caso degli isolanti nanotecnologici a basso spessore, questo rapporto è particolarmente significativo: la valutazione deve basarsi sulla resistenza termica effettivamente ottenibile con lo spessore applicato, utilizzando valori di conducibilità pertinenti e documentati.
È inoltre necessario distinguere la resistenza termica del singolo strato dalla trasmittanza U dell’intero elemento edilizio, che dipende dalla stratigrafia completa e dalle relative condizioni di calcolo.
Prestazioni, prove e certificazioni: la permeabilità al vapore e come interpretare il valore μ
Un altro parametro importante è il fattore di resistenza alla diffusione del vapore acqueo, indicato con μ.
Si tratta di un valore adimensionale che esprime quanto un materiale oppone resistenza alla diffusione del vapore rispetto a uno strato d’aria di uguale spessore.
Quanto più basso è μ, tanto minore è la resistenza del materiale alla diffusione del vapore.
Per Manti Ceramic è riportato un valore μ = 11,2, determinato secondo UNI EN 12086, da riferire alla formulazione e alle condizioni indicate nella relativa documentazione.
Questo dato rappresenta un elemento importante per valutare la permeabilità al vapore del rivestimento.
Tuttavia, per comprendere il comportamento dell’intera stratigrafia è necessario considerare anche lo spessore attraverso il parametro sᵈ = μ × s, che esprime lo spessore d’aria equivalente alla diffusione del vapore.
Un materiale permeabile al vapore non garantisce automaticamente l’assenza di condensa o muffa: tali fenomeni dipendono anche dalle temperature, dall’umidità ambientale e dal comportamento complessivo della parete.
Reazione al fuoco: comprendere le Euroclassi
La reazione al fuoco è una proprietà fondamentale per valutare il comportamento di un prodotto da costruzione in caso di incendio.
La classificazione europea utilizza le Euroclassi da A1 a F, con eventuali classificazioni aggiuntive relative alla produzione di fumo e alla formazione di gocce o particelle ardenti.
La classificazione europea della reazione al fuoco dei prodotti da costruzione è disciplinata dal Regolamento delegato (UE) 2016/364, che definisce le Euroclassi e i relativi criteri di classificazione.
Nel caso di Manti Ceramic Alta Densità, la classificazione documentata A2-s1,d0 indica:
- A2: contributo molto limitato all’incendio;
- s1: produzione di fumo molto limitata;
- d0: assenza di gocce o particelle ardenti secondo i criteri della classificazione.
La reazione al fuoco deve essere sempre verificata in relazione al prodotto e alla configurazione oggetto della classificazione.
È inoltre importante non confonderla con la resistenza al fuoco, che riguarda il comportamento di elementi costruttivi sottoposti a incendio.
La classificazione di reazione al fuoco può rappresentare un criterio di scelta indipendente dalle prestazioni termiche, soprattutto quando il progetto richiede specifiche caratteristiche di sicurezza.
Resistenza all’acqua e comportamento in presenza di umidità
Le schede tecniche possono riportare anche informazioni relative all’assorbimento d’acqua, alla permeabilità all’acqua liquida e al comportamento del materiale in condizioni di umidità.
Questi parametri non devono essere confusi con la permeabilità al vapore.
Un materiale può opporre resistenza alla penetrazione dell’acqua liquida e, contemporaneamente, consentire la diffusione del vapore acqueo.
La valutazione deve quindi distinguere le diverse proprietà, verificando il metodo di prova e il significato dei valori dichiarati.
Nel caso di Manti Ceramic, alle caratteristiche di permeabilità al vapore si affiancano specifiche prove sul comportamento antimicotico.
Il rapporto CMR n. 1311-1-18, ad esempio, ha confrontato un campione rivestito con Manti Ceramic con uno rivestito con pittura normale, evidenziando una migliore prestazione antimicotica del primo nelle condizioni sperimentali adottate.
È importante ricordare che la permeabilità al vapore, la resistenza all’acqua e l’efficacia antimicotica sono proprietà differenti, che devono essere documentate e valutate separatamente.
Adesione, resistenza meccanica e compatibilità con il supporto
Le prestazioni termiche non sono sufficienti, da sole, a descrivere l’idoneità di un sistema isolante.
Un rivestimento applicato direttamente sulla muratura deve possedere caratteristiche compatibili con il supporto e con le condizioni di esercizio previste.
Tra i parametri da verificare possono rientrare:
- adesione al supporto;
- resistenza meccanica;
- comportamento in presenza di sollecitazioni e movimenti;
- compatibilità con i materiali esistenti;
- condizioni richieste per la preparazione della superficie.
La pertinenza di ciascun parametro dipende dalla tipologia di prodotto e dalla destinazione d’uso.
Nel caso di sistemi applicati direttamente sulla parete, come Manti Ceramic, la corretta preparazione del supporto e il rispetto del ciclo applicativo sono parte integrante della prestazione del sistema.
Indicazioni applicative e documentazione di posa
Una scheda tecnica riporta generalmente alcune indicazioni sulle modalità di utilizzo del prodotto, come i principali campi di applicazione, gli spessori previsti e le tecniche di posa compatibili con la specifica formulazione.
Queste informazioni hanno carattere sintetico e non sostituiscono le istruzioni operative contenute nei manuali di applicazione.
Per i sistemi isolanti applicati direttamente sul supporto, come Manti Ceramic, i manuali costituiscono una documentazione distinta e più approfondita, nella quale vengono definite le procedure di preparazione delle superfici, i cicli applicativi e le prescrizioni necessarie per una corretta esecuzione.
La scheda tecnica consente quindi al progettista di individuare le caratteristiche generali del sistema, mentre il manuale di applicazione fornisce all’impresa le istruzioni operative da rispettare in cantiere.
È importante non confondere le prestazioni dichiarate di un prodotto con le condizioni necessarie per ottenerle attraverso una corretta applicazione.
Documentazione tecnica: verificare ciò che viene dichiarato
La scheda tecnica costituisce un punto di partenza, non necessariamente la prova completa di ogni prestazione riportata.
Per una valutazione approfondita è opportuno verificare la disponibilità dei documenti pertinenti, come rapporti di prova, classificazioni, dichiarazioni di prestazione e conformità e documentazione ambientale.
È importante controllare che i documenti si riferiscano effettivamente al prodotto considerato, alla relativa formulazione e all’impiego previsto.
Un dato tecnico assume maggiore valore quando è possibile risalire al metodo utilizzato per determinarlo e al documento che ne riporta il risultato.
Dal dato tecnico alla scelta del sistema isolante
Leggere correttamente una scheda tecnica significa collegare le proprietà dichiarate alle esigenze reali del progetto.
Nel caso di Manti Ceramic, la valutazione non dovrebbe quindi limitarsi al basso spessore o alla conducibilità termica, ma considerare l’insieme delle caratteristiche documentate: prestazione termica, permeabilità al vapore, reazione al fuoco, comportamento in presenza di umidità, modalità di applicazione e compatibilità con il supporto.
Questa lettura complessiva permette di comprendere non soltanto quanto un materiale può isolare, ma anche come può essere utilizzato e quali ulteriori caratteristiche possono orientarne la scelta.
Una buona scheda tecnica non deve soltanto presentare valori: deve permettere al progettista di comprenderli, verificarli e utilizzarli correttamente.
Il passo successivo consiste quindi nel comprendere quali prove sperimentali sono realmente significative e come valutare l’affidabilità dei risultati dichiarati.
4.2 Quali prove contano davvero
Una prestazione dichiarata è tanto più utile al progettista quanto più è possibile verificarne l’origine, il metodo di determinazione e il campo di applicabilità.
Nel settore dell’isolamento termico, le caratteristiche dei materiali vengono documentate attraverso prove sperimentali, rapporti di laboratorio, classificazioni e dichiarazioni tecniche. Questi documenti non sono tutti equivalenti e, soprattutto, non dimostrano necessariamente le stesse proprietà.
Un materiale può presentare un’elevata resistenza termica, una buona permeabilità al vapore o una particolare classificazione di reazione al fuoco. Ciascuna caratteristica richiede però evidenze pertinenti, ottenute attraverso metodi adeguati.
Per questo motivo, valutare un isolante significa verificare non soltanto quali prestazioni vengono dichiarate, ma anche come sono state dimostrate.
Prove di laboratorio: che cosa viene realmente misurato?
Una prova di laboratorio permette di determinare una o più caratteristiche di un materiale in condizioni definite e controllate.

Figura 51. Attività di laboratorio presso Műszer Automatika, produttrice di Manti Ceramic. Le verifiche sperimentali rappresentano una parte fondamentale della caratterizzazione tecnica dei materiali.
Il risultato può riguardare una proprietà fisica, un comportamento meccanico o la risposta del prodotto a specifiche sollecitazioni. Nel caso dei materiali isolanti, tra le prove più significative rientrano quelle relative a:
- Prestazioni termiche: determinazione delle proprietà legate al trasferimento del calore.
- Permeabilità al vapore: valutazione della resistenza alla diffusione del vapore acqueo.
- Reazione al fuoco: verifica del comportamento del prodotto secondo i metodi previsti per la relativa classificazione.
- Assorbimento e permeabilità all’acqua: caratterizzazione del comportamento rispetto all’acqua liquida.
- Adesione e resistenza meccanica: verifica di proprietà rilevanti per la stabilità e la compatibilità del rivestimento.
- Comportamento antimicotico: valutazione sperimentale della risposta del materiale in presenza di specifici microrganismi.
Non tutte queste prove sono necessarie o applicabili indistintamente a ogni prodotto. La loro rilevanza dipende dalla tecnologia, dalla destinazione d’uso e dai requisiti del progetto.
Il criterio fondamentale non è il numero di prove disponibili, ma la loro pertinenza rispetto alle prestazioni che si intendono dimostrare.
L’importanza dei metodi di prova riconosciuti
Il risultato di una prova assume significato tecnico quando è possibile conoscere il metodo con cui è stato ottenuto.

Figura 52. Analisi microscopica di Manti Ceramic. L’immagine integra una scena di laboratorio con una micrografia elettronica che evidenzia la presenza e le dimensioni delle microsfere ceramiche nella struttura del materiale.
Le norme tecniche definiscono procedure, condizioni sperimentali, preparazione dei campioni e modalità di valutazione dei risultati.
Questo permette di rendere le misurazioni riproducibili e, quando le condizioni lo consentono, confrontabili.
È però importante distinguere tra prove eseguite secondo norme tecniche riconosciute e prove sperimentali condotte attraverso metodologie specifiche.
Le seconde possono fornire informazioni utili, soprattutto per tecnologie innovative, ma richiedono una descrizione sufficientemente dettagliata del metodo utilizzato e dei limiti del risultato.
Nel caso degli isolanti nanotecnologici a basso spessore, questa distinzione è particolarmente importante. Le caratteristiche del materiale, la configurazione del campione e le condizioni di misura devono essere considerate attentamente prima di utilizzare un risultato nei calcoli progettuali.
Una prova eseguita in laboratorio non descrive necessariamente, da sola, il comportamento di un intero sistema edilizio.
Laboratori indipendenti e accreditamento
L’identità e la competenza del soggetto che esegue una prova rappresentano ulteriori elementi di valutazione.
Le verifiche effettuate da laboratori indipendenti possono fornire un riscontro esterno alle dichiarazioni del produttore.
L’accreditamento secondo la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025 attesta la competenza del laboratorio per specifiche attività comprese nel relativo campo di accreditamento.
È quindi necessario verificare non soltanto se un laboratorio sia accreditato, ma anche se la prova considerata rientri effettivamente nel suo campo di accreditamento.
L’accreditamento non costituisce una certificazione generale di tutti i prodotti esaminati dal laboratorio.
Analogamente, una prova effettuata da un ente riconosciuto deve essere interpretata in relazione al documento emesso, al metodo utilizzato e al risultato effettivamente attestato.
Rapporti di prova, certificati e dichiarazioni: quali differenze?
Nel linguaggio commerciale si utilizza spesso il termine certificazione per indicare documenti molto differenti.
Dal punto di vista tecnico, invece, è importante distinguerli.
Rapporto di prova
Documenta l’esecuzione di una prova e i relativi risultati. Generalmente identifica il campione, il metodo utilizzato, le condizioni sperimentali e i valori ottenuti.
Certificato di classificazione
Attesta una specifica classificazione attribuita al prodotto sulla base delle procedure applicabili. È il caso, ad esempio, delle classificazioni europee di reazione al fuoco.
Certificazione di prodotto
Attesta la conformità a requisiti definiti nell’ambito di uno specifico schema di certificazione, con un campo di applicazione e condizioni proprie.
Dichiarazione di prestazione e conformità
Riporta le prestazioni dichiarate dal fabbricante e le informazioni previste dalla normativa applicabile. Non deve essere confusa con un rapporto di prova indipendente.
Queste distinzioni sono essenziali per evitare interpretazioni improprie.
Un documento tecnico dimostra ciò che è espressamente compreso nel suo oggetto e nel suo campo di applicazione, non qualsiasi caratteristica attribuita al prodotto.
La disponibilità della documentazione tecnica
In Savenergy.it attribuiamo particolare importanza alla trasparenza e alla verificabilità delle prestazioni dichiarate.
Per questo motivo, mettiamo a disposizione di progettisti e professionisti la documentazione tecnica e i rapporti di prova pertinenti, su richiesta e secondo modalità di condivisione concordate.
La scelta di non rendere integralmente scaricabili alcuni documenti originali ci permette di tutelarne l’integrità e di accompagnarne la consultazione con le informazioni necessarie per una corretta interpretazione dei risultati. Si può trovare on-line sul nostro sito tutto quanto richiesto per essere conformi alla nuovo Regolamento Europeo 2024/3110 (DoPC)
Il caso Manti Ceramic: prestazioni documentate
Manti Ceramic è un sistema isolante nanotecnologico a basso spessore le cui caratteristiche vengono descritte attraverso differenti parametri tecnici e documenti di prova.
Per valutarne correttamente le prestazioni è necessario esaminare separatamente le evidenze relative alle singole proprietà.
Prestazioni termiche
Per Manti Ceramic Alta e Media Densità disponiamo di Certificazioni eseguite dal TÜV (uno dei più autorevoli laboratori accreditati in Europa), che documentano le caratteristiche di conducibilità termica del materiale.
Nella scheda tecnica viene riportato il valore di conducibilità termica ottenuto nelle condizioni di prova e nel caso dell’Alta Densità, nella seconda pagina, una tabella con i valori da utilizzare nei calcoli termici in funzione dello spessore applicato, da 1 a 10 mm.
Questa distinzione è importante perché consente al progettista di utilizzare, per ogni intervento, il valore di conducibilità appropriato allo spessore previsto, anziché applicare indistintamente il valore misurato sul campione di laboratorio.
L’obiettivo è fornire dati tecnici utilizzabili nella progettazione, accompagnati dalla documentazione necessaria per comprenderne correttamente il significato e le condizioni di applicabilità.
Permeabilità al vapore
Il valore μ = 11,2 di Manti Ceramic costituisce un parametro utile per la valutazione del comportamento del rivestimento rispetto alla diffusione del vapore acqueo, indicando un’ elevata traspirabilità del prodotto.
Nella tabella sottostante è riportato un confronto tra Manti Ceramic e i principali isolanti termici tradizionali:
| Materiale Isolante | Fattore μ (medio) | Comportamento Igrometrico e Note Tecniche |
|---|---|---|
| Manti Ceramic | 11,2 | Elevata traspirabilità ed efficienza ad alto rendimento: L’applicazione a bassissimo spessore garantisce un valore di μ estremamente contenuto, preservando la fisiologia della muratura ed evitando fenomeni accumulativi di umidità. |
| Lana di roccia / Lana di vetro | 1 – 2 | Altissima traspirabilità: Molto permeabili, ma richiedono elevati spessori e idrorepellenza superficiale per evitare il decadimento delle prestazioni in presenza di umidità liquida. |
| Fibra di legno | 5 – 10 | Ottima traspirabilità: Materiale igroscopico ad elevato spessore, ideale per l’estivo ma sensibile ai ristagni d’acqua. |
| EPS (Polistirene Espanso) | 30 – 70 | Freno al vapore: Riduce la permeabilità complessiva della parete; richiede attenzione nell’accoppiamento con murature storiche o ad elevata umidità residua. |
| Poliuretano / Stiferite (PIR/Polyiso) | 33 – 150* | Freno / Barriera al vapore: Pannelli ad altissima efficienza termica, ma con elevata resistenza al vapore (μ di 56 nei pannelli da cappotto tipo Stiferite Class SK, fino a valori più alti a seconda dei rivestimenti superficiali). |
| Poliuretano Espanso generico (PUR) | 50 – 150 | Freno / Barriera al vapore: Traspirabilità ridotta che limita la capacità di asciugatura verso l’esterno. |
| XPS (Polistirene Estruso) | 80 – 250 | Elevata resistenza al vapore: Barriera quasi totale, consigliata principalmente per zone interrate o zoccolature a contatto con l’acqua. |
*Nota: il fattore di resistenza alla diffusione del vapore dei pannelli PIR può variare in funzione della formulazione e dei rivestimenti superficiali. Per il progetto occorre fare riferimento alla scheda tecnica del prodotto specifico.
Reazione al fuoco
La classificazione A2-s1,d0 di Manti Ceramic Alta Densità rappresenta una caratteristica significativa del prodotto.
Per utilizzarla correttamente è necessario verificare il documento di classificazione e le condizioni alle quali si applica.
La tabella seguente mostra il confronto tra le classi di Reazione al Fuoco tra Manti Ceramic e le altre tipologie di cappotti tradizionali ad alto spessore.
Come si evince dalla tabella, la maggior parte dei cappotti tradizionali è combustibile.
| Materiale Isolante | Classe di Reazione al Fuoco (Euroclasse) | Descrizione del comportamento al fuoco |
|---|---|---|
| Lana Minerale (Lana di Roccia / Lana di Vetro) | A1 | Incombustibile. Non contribuiscono in alcun modo all'incendio, non propagano la fiamma, non emettono fumi tossici e resistono ad alte temperature. |
| Vetro Cellulare | A1 | Incombustibile. Vetro espanso che non brucia, non fonde e non emette gas tossici. |
| Manti Ceramic | A2-s1,d0 | Incombustibile (con copertura minerale <1mm). Non brucia, produce fumi quasi nulli (s1) e nessuna goccia ardente (d0). Isolante nanoceramico a basso spessore. |
| Poliuretano Espanso (PUR / PIR) | E - B (PIR spesso B o C) | Combustibile. Il poliuretano standard (PUR) è solitamente in classe E. La variante PIR (Poliisocianurato) ha un comportamento migliore e può raggiungere classi C o B se rivestita. |
| Polistirene Espanso Sintetizzato (EPS) | E | Combustibile. Additivato con ritardanti di fiamma per raggiungere la classe E. Sottoposto a fiamme dirette si restringe, fonde e può gocciolare. |
| Polistirene Estruso (XPS) | E | Combustibile. Comportamento molto simile all'EPS. Viene usato spesso per le zoccolature. |
| Fibra di Legno | E | Combustibile. Brucia lentamente e carbonizza in superficie, proteggendo gli strati interni. Non gocciola. |
| Sughero (Biondo o Tostato) | E | Combustibile. Come il legno, brucia lentamente e superficialmente, non fonde e non rilascia fumi particolarmente densi. |
| Fibra di Cellulosa | E - B | Combustibile. Trattata (es. con sali di boro) per renderla resistente al fuoco. Spesso si posiziona tra la E e la B-s2,d0 a seconda dei trattamenti. |
Comportamento anti-umidità e anti-muffa
I prodotti Manti Ceramic, come conseguenza dell’elevata traspirabilità, hanno proprietà anti-umidità e anti-muffa, come certificato dal laboratorio certificato Accredia CMR con test n. 1311-1-18 del 21 dicembre 2018.
Il test ha certificato inoltre che la permanenza di Manti Ceramic sulle murate ne abbassa il livello di umidità interno, ragion per cui il prodotto è particolarmente apprezzato dalle soprintendenze: oltre a non alterare l’aspetto estetico degli edifici storici, ne aiuta la preservazione nel tempo.
Gli isolanti sintetici a cellula chiusa al contrario (come EPS, XPS e poliuretano) hanno una bassissima traspirabilità al vapore. Il loro impatto sulla formazione della muffa è molto alto soprattutto in presenza dei ponti termici (difficilmente eliminabili a causa dell’alto spessore): poiché questi materiali non assorbono né aiutano a smaltire l’umidità della stanza, il vapore acqueo satura l’aria e cerca la via di fuga più fredda. Se un pilastro o un contorno finestra non è stato isolato (ponte termico), l’umidità si concentra esattamente lì, generando rapidamente muffa localizzata.
Come verificare l’affidabilità di un risultato
Di fronte a un valore tecnico particolarmente interessante, il progettista dovrebbe porsi alcune domande fondamentali.
- Che cosa è stato misurato? La prova riguarda effettivamente la proprietà dichiarata?
- Con quale metodo? È stata utilizzata una norma riconosciuta o una procedura sperimentale specifica?
- Su quale campione? Il prodotto esaminato corrisponde alla formulazione e alla configurazione che si intende utilizzare?
- In quali condizioni? Temperatura, umidità, spessore e preparazione del campione possono influenzare il risultato?
- Quale documento supporta il dato? È disponibile un rapporto di prova, una classificazione o un’altra evidenza pertinente?
- Il risultato è applicabile al progetto? È possibile trasferire correttamente il dato alle condizioni reali di impiego?
Queste verifiche sono particolarmente importanti quando si confrontano tecnologie differenti.
Un confronto attendibile deve basarsi su grandezze omogenee e su condizioni sperimentali compatibili, evitando di attribuire ai risultati significati più ampi di quelli effettivamente dimostrati.
Dalle prove di laboratorio alle prestazioni nell’edificio
Le prove di laboratorio costituiscono un riferimento fondamentale per caratterizzare un materiale, ma non esauriscono la valutazione delle sue prestazioni in opera.
Il comportamento termico di un edificio dipende infatti dall’interazione tra materiali, stratigrafie, geometrie, condizioni ambientali e qualità dell’esecuzione.
Per questo motivo, alle prove sui materiali possono affiancarsi verifiche sul campo, misurazioni delle temperature superficiali, termografie e test comparativi.
Questi strumenti permettono di osservare aspetti del comportamento reale del sistema, purché vengano utilizzati con metodi appropriati e interpretati correttamente.
La credibilità tecnica di un isolante nasce dall’insieme coerente delle evidenze disponibili: dati di laboratorio, documentazione verificabile e risultati applicativi correttamente analizzati.
Nel prossimo paragrafo vedremo come utilizzare e interpretare termografie e test comparativi, distinguendo ciò che le immagini termiche possono effettivamente dimostrare dalle conclusioni che richiedono ulteriori misurazioni.
4.3 Termografie e test comparativi
Le prove di laboratorio costituiscono il riferimento fondamentale per determinare le proprietà termiche di un materiale isolante. Per comprendere come un sistema si comporti una volta applicato a un edificio, è tuttavia utile affiancare ai dati sperimentali indagini termografiche, misurazioni in opera e test comparativi.
Questi strumenti consentono di osservare il comportamento delle superfici nelle condizioni reali di utilizzo, individuare eventuali discontinuità dell’isolamento e documentare gli effetti di un intervento di riqualificazione.
Nel caso degli isolanti nanotecnologici a basso spessore, le verifiche sul campo assumono particolare interesse perché permettono di analizzare il comportamento di soluzioni caratterizzate da spessori molto contenuti rispetto ai sistemi isolanti tradizionali.
È però fondamentale distinguere tra ciò che una termografia permette di osservare e ciò che può essere dimostrato attraverso una misura quantitativa delle prestazioni termiche.
Termografia a infrarossi: che cosa misura realmente?
La termografia è una tecnica diagnostica non distruttiva che utilizza una termocamera per rilevare la radiazione infrarossa proveniente dalle superfici e rappresentarne la distribuzione attraverso un’immagine termica.
La temperatura visualizzata viene ricavata dalla radiazione rilevata, tenendo conto di parametri quali l’emissività della superficie, la temperatura apparente riflessa e le condizioni ambientali.
La termocamera non misura direttamente la conducibilità termica di un isolante né la trasmittanza di una parete. Permette invece di individuare differenze di temperatura superficiale, che possono evidenziare anomalie o comportamenti termici differenti.
In edilizia, la termografia viene utilizzata principalmente per:
- Individuare ponti termici in corrispondenza di pilastri, travi, balconi, spallette e raccordi tra elementi costruttivi.
- Rilevare possibili discontinuità o difetti nell’applicazione dell’isolamento.
- Analizzare la distribuzione delle temperature superficiali interne ed esterne.
- Individuare anomalie potenzialmente associate alla presenza di umidità, da verificare mediante ulteriori indagini.
- Documentare il comportamento termico delle superfici prima e dopo un intervento.
La termografia costituisce quindi uno strumento di diagnosi e verifica, ma non sostituisce le prove necessarie per determinare le proprietà termiche dei materiali.
Le condizioni che influenzano i risultati termografici
L’interpretazione di una termografia richiede particolare attenzione alle condizioni nelle quali è stata effettuata la rilevazione.
La distribuzione delle temperature superficiali dipende infatti da numerosi fattori, tra cui:
- Differenza di temperatura tra interno ed esterno: un gradiente termico adeguato rende generalmente più riconoscibili le anomalie.
- Emissività delle superfici: materiali e finiture differenti possono influenzare la temperatura apparente rilevata dalla termocamera.
- Esposizione solare: l’irraggiamento diretto e il calore accumulato possono modificare significativamente le temperature superficiali.
- Vento e condizioni atmosferiche: gli scambi convettivi influenzano soprattutto le misurazioni effettuate all’esterno.
- Condizioni di utilizzo dell’edificio: riscaldamento, raffrescamento, ventilazione e temperature interne incidono sul comportamento delle superfici.
- Geometria e stratigrafia: spigoli, raccordi e materiali differenti possono generare distribuzioni termiche non uniformi.
Anche la scala cromatica utilizzata per rappresentare le temperature deve essere considerata attentamente.
Due immagini termografiche caratterizzate da colori differenti non indicano necessariamente prestazioni diverse, soprattutto quando le scale termiche non coincidono.
Un confronto attendibile richiede quindi condizioni di acquisizione documentate e criteri di interpretazione coerenti.
Ponti termici e temperature superficiali
Uno degli impieghi più significativi della termografia riguarda l’individuazione dei ponti termici.
I ponti termici sono zone dell’involucro edilizio nelle quali la geometria, la presenza di materiali differenti o la discontinuità dell’isolamento determinano un trasferimento di calore diverso rispetto alle superfici circostanti.
Durante la stagione di riscaldamento, questi punti possono presentare temperature superficiali interne inferiori rispetto alle aree adiacenti.
Il fenomeno assume particolare importanza perché una riduzione della temperatura superficiale può favorire condizioni di umidità relativa elevata in prossimità della parete, aumentando il rischio di formazione di muffa.
La termografia consente di individuare le zone critiche e di orientare gli approfondimenti progettuali.
Indagine termografica – Cesena, dicembre 2017. Le immagini evidenziano differenze di temperatura superficiale in corrispondenza delle spallette della porta e dello zoccolo di una facciata isolata con pannelli in EPS grafitato da 12 cm. Le anomalie osservate indicano zone da approfondire nella valutazione dei ponti termici. In questa specifica applicazione al piano superiore sono stati posati 6 mm di Manti Ceramic Alta Densità e a quello inferiore 12 cm di EPS Grafitato.

Figura 53. Indagine termografica a Cesena, dicembre 2017. Le immagini evidenziano ponti termici in corrispondenza delle spallette della porta e dello zoccolo di una facciata isolata con EPS grafitato da 12 cm.
Per quantificare il comportamento del ponte termico sono invece necessari calcoli specifici, come la determinazione della trasmittanza termica lineica Ψ e la verifica delle temperature superficiali secondo le metodologie applicabili.
Nel caso di Manti Ceramic, la possibilità di realizzare un rivestimento isolante continuo a basso spessore permette di intervenire anche su geometrie complesse, come spallette, sottobalconi, raccordi tra pareti e solai ed elementi architettonici difficilmente trattabili con pannelli tradizionali.
Le verifiche termografiche possono contribuire a documentare la distribuzione delle temperature superficiali dopo l’intervento, integrando le valutazioni progettuali.
Termografie prima e dopo un intervento: come interpretarle
Il confronto tra immagini termografiche acquisite prima e dopo un intervento di isolamento può fornire indicazioni utili sugli effetti della riqualificazione.
Perché il confronto sia significativo, occorre tuttavia considerare le condizioni di acquisizione delle immagini.
In particolare, è importante conoscere le temperature interne ed esterne, le condizioni di riscaldamento o raffrescamento dell’edificio, l’esposizione solare, le caratteristiche delle superfici e le impostazioni della termocamera.
Quando le condizioni sono sufficientemente comparabili, le immagini possono evidenziare variazioni nella distribuzione delle temperature superficiali.
Ad esempio, durante il riscaldamento invernale, un aumento della temperatura superficiale interna dopo l’applicazione dell’isolamento può essere coerente con una riduzione delle dispersioni termiche.
Questo risultato, tuttavia, non permette da solo di quantificare il risparmio energetico conseguito.
La termografia documenta un comportamento termico osservato, mentre la quantificazione delle prestazioni richiede dati e misurazioni aggiuntive.
Test comparativi tra sistemi isolanti
Oltre alle indagini prima e dopo l’intervento, è possibile effettuare confronti tra superfici trattate con materiali isolanti differenti.

Figura 54. Confronto termografico realizzato a Cesena nel dicembre 2017: 6 mm di Manti Ceramic nella porzione superiore e 12 cm di EPS grafitato in quella inferiore, separati da una bandinella metallica. Le temperature superficiali puntuali rilevate nelle due aree risultano molto simili nelle condizioni dell’indagine.
Queste verifiche risultano particolarmente interessanti quando si desidera osservare il comportamento di tecnologie caratterizzate da spessori, composizioni e modalità applicative molto diverse.
Un confronto attendibile deve però considerare le caratteristiche dei supporti, la stratigrafia delle pareti, le condizioni ambientali, la posizione delle aree analizzate e le modalità di acquisizione dei dati.
È inoltre importante distinguere tra confronti qualitativi delle temperature superficiali e misurazioni quantitative delle prestazioni termiche.
Un caso reale: perizia termografica a Uboldo (VA)
Un esempio concreto di verifica sperimentale in opera è rappresentato dall’indagine termografica eseguita l’11 marzo 2022 a Uboldo (VA), su incarico di Savenergy.it Srl.
La perizia è stata redatta da un architetto iscritto all’Albo dei Consulenti Tecnici del Tribunale di Milano e operatore termografico certificato di secondo livello secondo la norma UNI EN ISO 9712:2012.
L’indagine aveva l’obiettivo di confrontare il comportamento termico superficiale di due differenti sistemi isolanti applicati alla facciata di un edificio esistente:
- Manti Ceramic, applicato con uno spessore di 8 mm.
- EPS grafitato, applicato mediante pannelli dello spessore di 12 cm.
La verifica è stata effettuata utilizzando una termocamera FLIR T440, con certificato di calibrazione allegato alla relazione.
Le condizioni ambientali al momento del sopralluogo erano le seguenti:
- Temperatura interna: 21 °C, mantenuta stazionaria nelle 12 ore precedenti secondo quanto comunicato dal committente.
- Temperatura esterna: 9 °C.
- Umidità relativa esterna: 50%.
- Assenza di soleggiamento diretto sulla facciata nelle sei ore precedenti la rilevazione, con cielo nuvoloso.
Per effettuare il confronto sono state selezionate due aree caratterizzate da temperature superficiali relativamente omogenee e sufficientemente distanti dai bordi, così da limitare l’influenza delle discontinuità geometriche.
Il tecnico ha inoltre escluso dalle zone analizzate alcune anomalie riscontrate nella posa dei pannelli in EPS.
Il risultato della perizia ha evidenziato una differenza di circa 0,4 °C tra le temperature superficiali medie delle due aree esaminate.
Il dato documenta, nelle specifiche condizioni della rilevazione, temperature superficiali molto vicine tra due sistemi isolanti caratterizzati da spessori notevolmente differenti.

Figura 55. Perizia termografica eseguita a Uboldo (VA) l’11 marzo 2022 da un architetto del Tribunale di Milano. Il confronto tra 8 mm di Manti Ceramic e 12 cm di EPS grafitato ha rilevato una differenza di circa 0,4 °C tra le temperature superficiali medie delle aree analizzate.
La termografia non consente, da sola, di determinare la conducibilità termica dei materiali o di dimostrare l’equivalenza delle rispettive resistenze termiche. Tali valutazioni richiedono prove specifiche e l’analisi delle caratteristiche dell’intera stratigrafia.
Il valore della perizia consiste nel fornire un riscontro strumentale indipendente sul comportamento superficiale dei due sistemi in un’applicazione reale, integrando le prestazioni documentate attraverso le prove di laboratorio.
12 cm di EPS con grafite ( λ = 0,031 w/mk ) equivalgono in applicazione a 8 mm di Manti Ceramic , confermandone quindi la λ di 0,002 W/mK.
Infatti 8 mm sono la quindicesima parte di 12 centimetri e dividendo 0,031 per 15 si trova 0,0020
L’indagine rappresenta quindi un elemento utile per il progettista che desideri approfondire le possibilità applicative degli isolanti nanotecnologici a basso spessore.
Misurazioni quantitative in opera
Quando l’obiettivo è determinare quantitativamente la prestazione termica di un elemento edilizio, è possibile ricorrere a metodologie di misura specifiche.
Tra queste rientra il metodo termoflussimetrico, che utilizza sensori per rilevare il flusso termico attraverso una parete e misurazioni delle temperature sui due lati dell’elemento.
La norma UNI ISO 9869-1 rappresenta un riferimento per la determinazione in opera della resistenza termica e della trasmittanza mediante il metodo termoflussimetrico. Questo metodo è però adatto solo per gli solanti termici tradizionali che lavorano sullo safasamento.
Perchè la Termoflussimetria tradizionale non può essere applicata per determinare le proprietà termiche di un rivestimento nanoceramico
Applicare la termoflussimetria tradizionale alla valutazione di un rivestimento nanoceramico può produrre risultati non rappresentativi, per tre ragioni fisiche e metodologiche principali.
– Diverso principio fisico di valutazione
La termoflussimetria misura il flusso termico che attraversa una stratigrafia e ricava la trasmittanza secondo un modello prevalentemente conduttivo, basato sulla legge di Fourier e su condizioni quanto più possibile stazionarie.Un rivestimento nanoceramico, invece, dichiara la propria efficacia soprattutto attraverso fenomeni complessi: riduzione dell’assorbimento, modifica dell’emissività e riflessione della radiazione infrarossa, creazione di interfacce, abbattimento dei moti convettivi.
Una misura che lo forza dentro un modello esclusivamente conduttivo non descrive correttamente il comportamento reale dell’isolante.
– Spessore ridottissimo rispetto alla scala di misura
I rivestimenti nanoceramici hanno spessori molto contenuti, spesso millimetrici. In queste condizioni, l’applicazione di una piastra termoflussimetrica introduce una perturbazione significativa: la sonda ha una propria massa, una propria resistenza termica e modifica localmente il contatto con la superficie.
Il problema è che la misura non legge il comportamento effettivo del rivestimento, ma una condizione alterata dall’interfaccia sonda-superficie, con risultati poco sensibili o non proporzionati allo spessore reale del materiale. Per questo il termoflussimetro si utilizza solamente con isolanti di spessore oltre i 3 cm.
– Alterazione dello scambio radiativo e convettivo superficiale
Per funzionare, il termoflussimetro deve essere applicato a contatto con la superficie. Tuttavia, coprendo il rivestimento con la piastra di misura, si altera proprio l’interfaccia con l’ambiente, cioè il punto in cui il nanoceramico dovrebbe esprimere la propria funzione termoriflettente.
La sonda riduce o annulla localmente lo scambio radiativo e convettivo con l’ambiente e costringe il materiale a essere valutato quasi esclusivamente come uno strato conduttivo. In questo modo, il valore di trasmittanza ottenuto penalizza il rivestimento e non rappresenta l’efficacia nelle condizioni reali.
Per un materiale nanoceramico servono quindi test complessi che permettano di rilevare la somma dei differenti contributi all’inibizione del passaggio del calore a livello microscopico: resistenza termica interfacciale, effetto Knudsen, diffusione Umklapp, termoriflettanza e abbattimento dei coefficienti di adduzione per citare i principali.

Figura 56. Rappresentazione schematica dei principali fenomeni fisici che possono contribuire al comportamento termico dei materiali nanoceramici e dell’importanza di valutarne gli effetti combinati attraverso prove sperimentali.
Le verifiche in opera rappresentano un complemento importante alla caratterizzazione di laboratorio di Manti Ceramic.
Le indagini termografiche possono essere particolarmente utili per documentare il comportamento delle superfici trattate, osservare le temperature nei punti critici dell’involucro e analizzare situazioni nelle quali l’isolamento tradizionale ad alto spessore presenta difficoltà applicative.
La perizia termografica effettuata a Uboldo costituisce un esempio concreto di questo approccio: il confronto tra superfici trattate con materiali differenti ha permesso di rilevare un comportamento superficiale molto simile nelle condizioni esaminate.
Per il progettista, tuttavia, la valutazione complessiva deve integrare più livelli di informazione:
- Le proprietà del materiale determinate attraverso prove di laboratorio.
- I valori tecnici applicabili agli spessori e alle configurazioni previste.
- Le caratteristiche della stratigrafia e dei dettagli costruttivi.
- Le osservazioni e le misurazioni effettuate sull’edificio reale.
La credibilità tecnica di un sistema isolante non dipende da una singola immagine o da un singolo risultato, ma dalla coerenza tra le prestazioni documentate, i calcoli progettuali e le verifiche sperimentali.
Dalle immagini ai dati verificabili
Le termografie hanno il vantaggio di rendere immediatamente visibili fenomeni termici che attraverso i soli valori numerici possono risultare meno intuitivi.
La loro utilità è particolarmente evidente nell’individuazione dei ponti termici, nella verifica delle discontinuità dell’isolamento e nell’osservazione delle temperature superficiali.
I test comparativi, quando correttamente documentati, aggiungono ulteriori informazioni sul comportamento dei sistemi nelle condizioni esaminate.
Le misurazioni quantitative consentono invece di determinare specifiche prestazioni attraverso metodi appropriati.
Una termografia rappresenta una distribuzione di temperature superficiali; un test comparativo documenta le differenze osservate; una prova quantitativa determina una prestazione secondo un metodo definito.
Distinguere questi strumenti e integrarli correttamente permette di valutare gli isolanti termici sulla base di evidenze tecniche verificabili, evitando sia interpretazioni riduttive sia conclusioni non supportate dai dati.
